PREMESSA 9 taglia — La Giovine Fiume — diceva: « Saremo all’avanguardia e primi a combattere per il trionfo dei nostri ideali, che sono quelli di quanti nella nostra diletta Fiume si sentono italiani ». E più oltre, Riccardo Gigante, l’italianissimo, scriveva: «La nazionalità fiumana non esiste. Chi parla italiano, chi ha tutti i costumi italiani, chi si sente a casa sua a Venezia, a Firenze, a Roma, e straniero a Kaposvàr ed a Budapest, non è ungherese, no, è italiano. In fatto di nazionalità gridiamo forte forte, o fratelli, che la nostra voce penetri nell’aula istoriata del Parlamento di Budapest, in risposta alla pazza sfida: siamo italiani! ». E nell’anniversario di Lissa, il 20 luglio del 1907, pure sulla Giovine Fiume, giornale italiano in terra soggetta: « Questa giornata, o fratelli, sia di lutto. E questa notte uscite sulle rive, scrutate il mare, nero sotto le stelle: vedrete sorgere dai flutti la schiera gentile dei morti di Lissa, che vi tenderanno le mani e vi parleranno sommessi. E non saranno soltanto i morti delle navi d’Italia, saranno pure i morti delle navi di Te-getthoff, italiani anche questi, cui si schiantò il cuore nel dover combattere contro chi accorreva a liberare le loro coste native, che morirono con la speranza d’essere sconfitti. E diranno: Fratelli, noi morimmo invano, morimmo disperati. L’onta di Lissa ci turba la pace; i nostri cadaveri inutili vagano giù nel fondo del mare e oggi, anniversario della nostra inutile morte, risaliamo tutti sulle onde per chieder vendetta. Fratelli, siate concordi, siate forti. Chissà? ». Era naturale che, avendo assunto quest’aperto atteggiamento di sfida, la Giovine Fiume trovasse ostili non solo le autorità ungheresi, ma gli stessi autonomi che mantenevano al contrario una condotta ambigua, incoerente e che l’accusavano di precipitare le cose, di nuocere alla causa dell’italianità. Così il loro capo, Riccardo Zanella, che anche dopo la vittoria italiana doveva rivelarsi per quello che sempre fu, piccola ambizione di un piccolo egoismo, giunse fino al punto, in un violento attacco del suo giornale La Voce del Popolo, di richiamare sull’irredentismo fiumano l’attenzione del Governo ungherese ! Ma l’irredentismo fiumano non poteva distruggersi per così poco. Il 13 settèmbre 1907 Fiume partecipò a Ravenna, insieme con gli irredenti dell’Austria, alle feste dantesche: quel giorno, sul palazzo di quel Comune, accanto ai colori delle altre terre irredente, al-