48 PARTE PRIMA - CAPITOLO SECONDO che si rispondesse, da parte nostra, con un « fin de non recevoir » ('). La litania dei progetti continuò ancora, dal nuovo compromesso su quello Tardieu fino a quello degli abitanti di Sussak che conteneva fra le sue clausole 1’ abolizione d’ ogni politica nazionalista, ovverosia italiana, e la divisione del territorio internazionalizzato in cantoni svizzeri, con impasti di plebisciti e di formule quali la perfetta uguaglianza di tutte le razze, caste e religioni, l’abolizione di tutte le tasse, libertà di culto individuale e, naturalmente, abolizione del servizio militare : in piena Bengodi, insomma. Progetti tutti che, non solo non portavano alcun elemento a nostro favore, ma avevano bensì la forza di aggiungere sdegno ed esasperazione nel cerchio dell’azione ufficiale americana, dove, peraltro, la questione di Fiume non era considerata a sè, ma veniva inquadrata nel complesso dei problemi adriatici, pei quali faceva testo ancora e sempre il verbo di Wilson rappresentato dal replicato progetto sui confini da assegnarsi all’Italia in Adriatico, progetto a noi rivelato da Gabriele d’Annunzio, con una lettera che lo precede, e che riproduciamo nella pubblicazione riportata in appendice (v. doc. N. 8). IL A dare un’idea pressoché completa degli sforzi che furono fatti da Fiume e dai suoi sostenitori e difensori, assai spesso incanalati in manifestazioni di più vasta proporzione in Italia e fuori, sebbene quasi sempre in contrasto con i postulati di Roma, si deve dire che nessun mezzo fu trascurato per tentare di far recedere il mondo ufficiale diplomatico dall’intransigenza in cui s’era postar a Parigi stessa il Deputato di Fiume On. Andrea Ossoinack, pur (*) Tardieu così commentava nel suo libro La Paix (Parigi, 1921, pag. 433) lo svolgimento delle trattative : « 11 semble qu’ on touche au but. En faisant vite, on aboutira. Malheureusement, le lendemain 29, des hésitations reparaissent. Il y en a chez M. Orlando qui suggère des amendements. Il y en a chez M. Wilson, qui craint d’être allé trop loin; il y en a chez les Jugo-Slaves qui s’inclineraient devant I’accod général, mais que tout flottement encourage à maintenir leur position. Le veilles discussions se renouvellent. L’heure est passée. L’occasion, qu’il eut fallu saisir, ne se retrouvera plus»