256 PARTE TERZA rappresentanti del Consiglio Nazionale e alcuni degli ufficiali arrivati colla colonna. La folla, radunata al di fuori, cominciò a chiedere a gran voce che fossero tolte le bandiere delle nazioni alleate, sventolanti vicine a quella italiana, sulla facciata del palazzo. Sarebbe stato ormai possibile opporsi a tale desiderio? No: quindi, perchè i colori alleati non dovessero subire sfregi, detti ordine a tre ufficiali del comando che li togliessero di persona, facendo rendere gli onori dalla guardia in armi e dai tre squilli di attenti dati dal trombettiere. Dopo ciò le bandiere vennero collocate nell’ufficio del comando, guardate da una sentinella. Sulla facciata rimase issata la sola bandiera italiana. Frattanto comparivano sulla terrazza del palazzo, i componenti il comitato direttivo; il Dottor Grossich, accolto da applausi frenetici, parlò. Disse che Fiume si era liberata da ogni pericolo di soggezione straniera, e che, padrona ormai della sua volontà, ancora una volta riaffermava la sua annessione all’Italia. Invitava i cittadini a seguire con calma gli avvenimenti e a obbedire con disciplina agli ordini che presto sarebbero stati dati dal Poeta liberatore. Parlò poi il sindaco Vio, che, a nome della cittadinanza, espresse la sua gratitudine al Condottiero e alle truppe nuove giunte. Anche egli raccomandò la disciplina, mettendo il pubblico in guardia contro i possibili tentativi di disordini per parte di qualche malintezionato. Infine il ten. colonnello Repetto, dopo vibranti parole di fede nei destini di Fiume, affermò solennemente, che qualora si fossero dovute incontrare resistenze per parte dei poteri alleati, non si sarebbe esitato a affrontarli con energia. Concluse che egli garantiva della disciplina delle truppe arrivate a Fiume con dAnnunzio. (') Mentre i discorsi venivano pronunciati fra interminabili acclamazioni, mi provai a conferire col Dottor Grossich, sperando di averlo alleato nei probabili futuri eventi, ma la profonda diversità d’idee circa le conseguenze che gli avvenimenti in corso avrebbero potuto avere, e l’intensa commozione da cui egli era pervaso, non permisero che il nostro colloquio risultasse ad effetti pratici. La folla, intanto, aspettava, ansiosa, la parola del Poeta; il quale invece, stanco e febbricitante, si era diretto all’albergo Europa per riposare. Verso le 14 soltanto, le vie adiacenti al palazzo incominciarono a spopolarsi. Alle 5 del 13 settembre d’Annunzio inviava a me il tenente colonnello Repetto, latore di una lettera, nella quale mi ingiungeva di rimettergli, al più presto, il comando della città. Rispondevo immediatamente, consegnando il mio scritto allo stesso ufficiale. (*) Fu per noi che vi assistemmo, un momento di indescrivibile entusiasmo. 11 Col. Repetto diede l’attenti. « Soldati d’Italia — comandò — presentate le armi a Fiume italiana! ». Il cuore ci balzava nel petto. Fummo spettatori di un grande evento storico e piangemmo di consolazione e di gioia, (n. d. tf-J*