FIUME NEL TRATTATO DI RAPALLO 75 Uomini politici e giornali, ossia gran parte dell’opinione pubblica, stanno da qualche giorno esaltando il trionfo di Rapallo. 11 trionfo è questo: Fiume indipendente (e non sappiamo ancora quale sorpresa ci riservino le clausole che dovranno regolare questa indipendenza) attanagliata in una morsa jugoslava che ha per branchie a ponente Castua ed a levante Sussak. Tutta la Dalmazia meno Zara ai jugoslavi, Arbe e Veglia e tutte le isole dalmatiche, meno Lagosta e Pelagosa, ai jugoslavi. 11 trionfo dei politicanti e dei rinunciatari — disposti ieri a fare a meno anche del confine Giulio e dell’indipendenza fiumana, costretti oggi ad imporre almeno questo nelle trattative di Rapallo, soltanto per virtù della volontà incrollabile di Gabriele d’Annunzio e dei suoi legionari — è giudicato un nuovo e più pericoloso tradimento da parte di tutti coloro che sono rimasti in arme per salvare ad ogni costo la vittoriosa Italia sulle sponde adriatiche. Fiume non può vivere sotto la minaccia dei jugoslavi accampati alle sue porte, a Castua e sul ponte di Sussak. Il saliente di Castua costituisce una grave diminuzione del valore della continuità territoriale coll’Italia. La mancanza di un confine a levante mette la vita cittadina fiumana alla mercè dei fucili jugoslavi e di qualche banda di ub-briachi domenicali che voglia all’improvviso irrompere dal ponte sull’Eneo. Questo pericolo — che non avrebbe una eccessiva importanza se Fiume fosse annessa all’Italia e parte integrale quindi di una grande potenza — diventa una gravità estrema per un piccolo Stato indipendente, esposto a tutte le insidie di un nemico irriducibile. D’altra parte, or è un anno, Fiume, proclamava di non voler consentire a baratti vergognosi e di legare strettamente la sua sorte a quella della Dalmazia tutta. Non esiste una causa fiumana e una causa dalmatica. Esiste una sola causa adriatica. Per questo la Reggenza Italiana del Camaro è fermamente decisa a tagliare netto il nodo del tradimento faticosamente aggrovigliato a Rapallo. Nessuna mostruosa inversione dei valori morali della Vittoria sarà permessa da chi è rimasto geloso difensore della Vittoria. Richiamiamo pertanto codesta Rappresentanza al dovere di controbattere con grande vigore e con ogni mezzo il tentativo da parte dei rinunciatari di Rapallo di fare accogliere dal popolo italiano il nuovo compromesso come un trionfo del la diplomazia italiana. Si illumini 1 opinione pubblica a mezzo di riunioni private e comizi e