I DOCUMENTI 255 ionnello ¿’Annunzio non riconosceva nessun Generale comandante di Fiume. Non vi era tempo da perdere : dalla colonna partivano grida di: «Avanti! Viva Fiume italiana! Viva d’Annunzio ». Risalii di poco la via, tra le autoblindate e gli autocarri, assistito dai due tenenti colonnelli al mio seguito, e fui dinanzi a d’An-nunzio. Stava questi in automobile, assieme a due ufficiali : indossava la divisa di tenente colonnello degli arditi : intorno e sulla macchina aveva arditi con la bajonetta ai fucili. Gli ufficiali salutarono, egli non si mosse. — « Così si rovina l’Italia ! » — esclamai in tono concitato. E il Poeta: — « Ho capito: Ella, generale, farebbe anche tirare sui miei soldati, che sono fratelli dei suoi... Ebbene, prima che sugli altri, faccia far fuoco su di me » — e mi mostrò il petto col distintivo dei mutilati e il nastrino azzurro della medaglia d’oro. — « Sì, qui faccia tirare... ». E, con gesto nervoso, per due volte, si picchiò il pietto. Ero divenuto calmissimo: — « Non sarò io, figlio e nipote di garibaldini, che spargerò sangue fraterno; ma Lei, da buon soldato, obbedisca » — gli dissi. —« No, andrò a Fiume a qualunque costo ». — E ai suoi comandò : — « Avanti ! ». Mi appellai ancora al suo patriottismo, gli ricordai l’Italia, gli dissi di volere almeno parlamentare; ma, al grido « Viva l’Italia, V'iva Fiume » le autoblindate si mossero, e la colonna riprese la marcia verso la mèta. Saltai allora su un’automobile in moto e raggiunsi nuovamente il Poeta, cui dichiarai di voler io precedere la colonna per evitare possibili conflitti e spargimento di sangue. Gli raccomandai poi, che non fosse arrecata molestia agli alleati e ne ebbi formale assicurazione. Ritrovata la macchina, là dove l’avevo lasciata, potei avviarmi indisturbato verso Fiume, dando ordine ai successivi gruppi di truppe di non fare fuoco e di permettere che la colonna di autocarri procedesse. Poco dopo il mio ritorno un’autoblindata della colonna d’Annunzio raggiungeva l’ingresso del comando .e vi si disponeva come se volesse bloccarlo. Non detti grande importanza alla cosa, perchè ebbi l’impressione che ciò fosse una pura formalità: infatti non fuvvi alcuna minaccia e tutto il personale del comando (ufficiali e truppe) P°tè andare e venire a piacimento. A mezzogiorno circa, la testa della colonna d’Annunzio giungeva ai cancelli del palazzo : erano autoblindate e autocarri in armi e marinai : in testa a tutti marciava ’I Comitato direttivo del Consiglio Nazionale, col presidente Dottor Grossich. Secondo la linea di condotta che ormai mi ero stabilita, lasciai che gli avvenimenti avessero il loro corso, proponendomi unicamente di condurli a meno peggior fine. Nel palazzo entrarono soltanto i