130 PARTE PRIMA - CAPITOLO QUINTO tempo in cui le nostre rivendicazioni furono così atrocemente avversate alla Conferenza di Parigi, e in tutte le successive accademie della Pace, complici i nostri negoziatori. Per l’azione del Governo italiano a Fiume — dove intanto si provvedeva energicamente alla rinascita con provvedimenti essenziali — non vi furono da parte jugoslava che proteste formali o indirette : proteste ad uso interno, visto che una parte del paese, rappresentata dai partiti dell’opposizione croata e slovena, aizzati specialmente dall’inquietudine dell’ errante Zanella, trovava il modo di minacciare fulmini ove ad un accordo si fosse realmente pervenuti. Nelle alte sfere dell’internazionalismo pacifista, malgrado qualche tentativo di intervento, prevalse la ragione della prudente neutralità. È vero che dalla Francia veniva spiegata in questi ultimi tempi un’attività singolare fra i paesi dell’ Europa centro-orientale, per diretta ispirazione di quel Benes, Ministro degli Esteri cecoslovacco, intento ad inseguire la chimera della formazione di un fronte unico fra gli Stati della Piccola Intesa di cui Praga doveva costituire il centro di comando. Ma tale attività, iniziata sotto la specie della lotta antigenWanica e rivelatrice di ben altri presupposti antitaliani, dovette limitarsi alla conclusione di quel famoso trattato franco-ceco che per qualche momento apparve come il primo segno di una vasta offensiva intesa a porre contro di noi tutte le forze discordi del nucleo balcanico-danubiano. Se questo non fu, era evidente che qualcuno stava risolutamente parando tutti i colpi mancini con un’attività d’altro stampo, volta ad impedire le inevitabili complicazioni determinate dalla politica della paura che preoccupava e faceva ansimare le sfere dirigenti della Nazione alleata, responsabile pertanto di nuove trame e di nuovi armamenti laddove più era necessario usare i mezzi di persuasione anziché dell’ incitamento. Al crescente disagio interno, determinato anche dalla va-cuita tensione tra la Francia e le altre potenze di fronte alla politica delle riparazioni, Poincaré opponeva infatti i suoi sforzi per affrettare il corso degli eventi diplomatici nell’Europa Centrale, con la formazione di alleanze con ciascuno degli Stat