LE INDUSTRIE DI FIUME 187 Fu così che, dopo vari tentativi di intervento dal capitale italiano, falliti sempre per l’indeterminatezza della situazione politica di Fiume, il 25 gennaio 1924 per Io stesso alacre interessamento del Generale Giardino, coraggiosi industriali italiani compresero come fosse doveroso compier ancora una volta quello che da tempo avevano divisato, restituendo alla vita la grande e gloriosa industria fiumana che era stata la cuilla di questi potenti arnesi bellici, con la costituzione di una società di esercizio del Silurificio formata dai seguenti membri ed enti: Grande Uff. Giuseppe Orlando; Cantieri Navali del Quamaro; Banca Nazionale di Credito; Comm. Arturo Ciano. Fanno parte del Consiglio di Amministrazione anche il Generale Giuseppe Pennella, TAmmiraglio Francesco Accini, il Cav. Uff. Luigi Orlando, l’Avv. Giorgio Avallone e l’Avv. Diego Arich. Con la costituzione di questa Società, alla cui gestione è affidato il Silurificio, lo Stabilimento ha subito riattivato il suo lavoro. I membri e gli enti della nuova Società sono gli stessi che vollero essere i primi nell’opera di nazionalizzazione delle industrie fiumane, facendo ivi convergere il capitale italiano. Cantieri NAVALI DEL CARNARO (già Cantiere Navale Ganz e C. « Danubius »). — Davano lavoro a circa 2000 operai. Dal 22 febbraio 1920 la proprietà, prima detenuta in maggioranza dal capitale ungherese, è passata alla « Società Anonima dei Cantieri Navali del Carnaro » esponenti massimi la Banca Italiana di Sconto e la Società Wickers-Temi. Il terreno fabbricato sul quale sorge il Cantiere, misura mq. 85.500 ed è diviso in due parti dalla strada nazionale Fiume-Volosca. Nella parte a monte della strada si trovano l’edifizio della Direzione, la Centrale Elettrica, l’Officina Falegnami con sovrastante sala a tracciare, I Officina Fabbri con una batteria di caldaie Cornovagilia, le Officine Navali con forni e piattaforma per sagomare verghe profilate e lamiere, ed infine una Centrale Idraulica per le presse e le altre installazioni idrauliche. Nella parte a mare della strada sorgono 4 grandi scali su uno dei quali fu costruita ¡la dreadnought Santo Stefano del- 1 ex Marina austro-ungarica — affondata durante la guerra dal Comandante Rizzo —; sugli altri furono costruiti incrociatori, cacciatorpediniere e sommergibili. Dalla stessa parte a mare della strada di Volosca si trovano i Magazzini, l’officina elettricisti, l’officina caldaie, la centrale pneuma-tlca, 1 officina meccanica, l’officina tubisti, la zincheria, la fonderia e(I una grande darsena racchiusa da un molo lungo 420 metri e servita