120 PARTE PRIMA - CAPITOLO QUINTO mentazione, la Jugoslavia era riuscita ad imporre la creazione dello Stato indipendente ed era, per conseguenza, responsabile di questa creazione. Questa sua responsabilità però l’obbligava a servirsi del porto di Fiume per i suoi traffici, e lo spirito del Trattato di Rapallo non mirava certamente a staccare da Fiume una parte vitale del suo porto e cioè il Porto Baross col Delta, per poi atrofizzare tutta la vita economica dello Stato indipendente di Fiume, bensì creava lo Stato libero affinchè tutto il retroterra potesse trovare un sicuro e libero sbocco al mare attraverso la sua specie di Stato neutrale. Se poi, oltre a questa considerazione fondamentale, si esamina il movente della stipulazione del Trattato di Rapallo, che voleva in base a questa convenzione stabilire dei rapporti di buon vicinato fra 1’ Italia e la Jugoslavia, e che al raggiungimento di tale scopo l’Italia fece il sacrificio di Fiume, accedendo alla creazione dello Stato indipendente, non si poteva non ammettere che lo stato S. H. S. avesse l’obbligo di risolvere — di comune accordo con 1’ Italia — tutti i problemi inerenti allo sviluppo della vita economica di questo Stato, nella forma la più liberale e più corrispondente, onde assicurargli una più vitale esistenza. Analizzando lo stato di fatto d’allora, si deve constatare che la Jugoslavia fece di tutto contro questo suo obbligo morale, anzi, avendo boicottato il porto di Fiume, essa dimostrava incontestabilmente che il porto non era assolutamente indispensabile ai suoi commerci, provando così il contrario di quella tesi, in forza della quale aveva potuto ottenere la creazione dello Stato indi-pendente. Nella soluzione del problema portuario, non poteva quindi essere accettata la tesi secondo la quale la Jugoslavia poteva disinteressarsi completamente delle sorti del porto di Fiume, e che ad essa bastasse soltanto raccogliere quei frutti che credeva di avere ottenuto in grazia al Trattato di Rapallo, pretendendo l’assegnazione del Porto Baross col Delta sotto la sua assoluta sovranità, per poi sviluppare questi elementi al punto di creare un secondo porto concorrente e vicino a quello di Fiume stessa, con l’evidente scopo di schiacciare il porto principale.