154 PARTE SECONDA - CAPITOLO PRIMO poi lagune, poi paludi, e pantani ricoperti di alghe e di canne, poi la terraferma su cui l’uomo, ultimo nato, venne più tardi a soffrire e morire. È l’opera eterna che ancor oggi continua. L’ Isonzo si è costruito il Friuli orientale, come il Tagliamento quello occidentale, come i loro fratelli si son creati la rimanente Venezia, e tutta la Valle Padana. I fiumi dell’Istria s’affaticarono anche essi nello stesso processo : ma hanno avuto un compito assai grave per le loro piccole forze e non tutti sono riusciti ancora a colmare i profondi fossati che solcano fin nel cuore la loro terra, nè a sfociare in piano nell’aperto mare. Tutti, dal Po regale alla minuscola Fiumara o Eneo, versano le loro acque e portano il loro carico lutolento ad un solo mare, l’Adriatico, adoperandosi a gara per interrarne l’estremo seno settentrionale, come desiderosi di ricongiungere le contrapposte sponde sorelle. Da Ancona al Quarnaro è tutta una gran conca, al fondo della quale tendono tutte le acque ; gli orli della conca formano un tutto inscindibile, sono tutti fisicamente italiani. Il confine del bacino è confine della regione : geograficamente è Italia quanta terra versa le sue acque nell’Alto Adriatico; non è Italia quanta terra le manda ad altro destino. Applicato questo giusto criterio, il confine orientale d’ Italia è quindi da stabilire alla sella di Camporosso ove le Alpi Giulie han principio per toccare il Mangart fino al passo di Idria, confine nella linea di displuvio tra il bacino dell’ Isonzo e quello della Sava. Dal passo d’ Idria al mare la catena delle Giulie si deprime con tendenza a spianarsi in una serie di scaglioni dai bassi e facili varchi. L’ idrografia al primo esame non soccorre a discriminare i dubbi, poiché gli scarsissimi corsi d’acqua, inghiottiti dalle numerose caverne, scompaiono all’ improvviso e corrono in via sotterranea. Le correnti nascono entro il Carso, scompaiono entro il Carso e apparentemente formano sistema a sè, distinto dai bacini fluviali italiani come da quelli carniolini-Ma le esperienze dei geografi han dimostrato che la Recca, inabissatasi nelle grotte di San Canziano, dopo aver corso per circa quaranta chilometri come vena sotterranea, ricompare poco a nord a San Giovanni di Duino per quattro bocche e genera il virgiliano Timavo. Così i maggiori tra i piccoli corsi che si perdono