FIUME NEL TRATTATO DI RAPALLO IL NATALE DI SANGUE I. Il complesso delle questioni adriatiche veniva in questo primo tempo così liquidato in tre giorni di conversazioni spicciole. I principali negoziatori, Giolitti e Sforza, erano stati ad ogni modo, per quanto si riferiva alle frontiere Giuliane, certamente più fortunati dei loro predecessori. Ma della Dalmazia, ad eccezione di Zara, avevano tutto ceduto. Per Fiume si era trovata la formula dello Stato libero e indipendente, con 1’ impegno reciproco del rispetto perpetuo. Vacuità delle formule ! Il rispetto della riconosciuta « piena libertà e indipendenza dello Stato di Fiume», al cospetto della realtà, diveniva una promessa vuota di significato. La contraddizione era tanto più evidente, quanto più sorgeva dal fatto stesso che per arrivare ad una simile conclusione, il Governo Italiano, o meglio il nominato Conte Sforza, all’ insaputa degli stessi Giolitti e Bonomi, aveva dovuto impegnarsi con negoziati e clausole segrete a cedere ai jugoslavi una parte dello strumento portuale di Fiume che essi, i jugoslavi, tenacemente rivendicavano a titolo di possesso. Così, mentre si stabiliva solennemente che lo Stato di Fiume era costituito dal corpus separatum « quale attualmente delimitato dai confini della città e del distretto di Fiume)), a tale corpus separatum venivano strappati a favore dei jugoslavi il porto Baross e il Delta, parti vive e vitali del ricco organismo unitario che era rappresentato dal porto di Fiume in acque e in territorio esclusivamente fiumani.