I DOCUMENTI 239 decisione, quando le autorità ungheresi abbandonarono con la fuga la città di Fiume, e il 29 ottobre i soldati croati, già i migliori del-l'Austria-Ungheria, occuparono la città, la popolazione di Fiume, senza temerne le conseguenze, costituì il Consiglio Nazionale Italiano ed il giorno 30 ottobre ¡918, senza che noi si avesse ancora sentore della battaglia di Vittorio Veneto, fece la proclamazione ufficiale dell’annessione di Fiume all’Italia. (E qui è riportato il testo dell’atto plebiscitario pubblicato nel Ia capitolo, che Ossoinack rilegge al Presidente). OssoiNACK, dopo aver accentuato fortemente l’ultimo paragrafo del proclama: « Il fatto che Fiume fa appello all’America prova come la popolazione fiumana fosse profondamente compresa dei principi wil-soniani. Gl'italiani di Fiume, che costituiscono l’assoluta preponderanza, hanno l’incontestabile diritto di decidere in favore della unione all’Italia; e la Conferenza della Pace non può che ratificare questa decisione, specialmente perchè il territorio della città di Fiume confina ora con la frontiera orientale d’Italia. WlLSON (interrompendo bruscamente): La Conferenza della Pace non ha ancora deciso che quel territorio sarà italiano e non si può quindi parlare di continuità territoriale. OSSOINACK : Ma questi territori sono italiani. La riviera libur-nica e tutta la Dalmazia con le isole sono terre italiane che furono soltanto in parte artificiosamente snazionalizzate. Fiume potè conservare la sua nazionalità principalmente per le sue speciali prerogative e l’ingiustizia commessa sopra gli altri paesi con la politica della snazionalizzazione artificiale, esercitata negando loro le scuole, non può essere riconosciuta comie costituente un diritto a dimostrare che questi territorii erano e dovrebbero essere jugoslavi. Tutti i monumenti, tutti i centri di coltura nella città e nei villaggi attestano la loro civiltà italica. La Jugoslavia comincia sulla montagna e non sulla costa. Sono fiero di essere nato a Fiume e non sui monti. Dal Iato economico, la popolazione dimorante entro il corpo separato, vive del commercio che transita attraverso il porto verso il retroterra, e di conseguenza è assurdo che Fiume possa imbottigliare il retropaese, perchè facendo così, la città morrebbe di fame. È perfettamente giusto che tutti i vantaggi economici siano garantiti al retroterra, e per dimostrare quanto fermamente convinta di ciò sia Fiume, basti dire ohe essa pretende di essere « porto franco », per cui tutti i benefici economici possono essere assicurati all’hinterland. In definitiva: quando Fiume fosse divenuta porto franco, la prima barriera doganale per il retroterra sarebbe quella della Jugoslavia. La quale non abbisogna di Fiume per il suo commercio, poiché questo è d’importanza assai relativa per il porto. A dimostrarlo dirò che il principale suo articolo di esportazione è il legname e che lungo