DA VITTORIO VENETO A FIUME I. La superba lotta politica di Fiume per il suo riscatto da ogni servitù e da ogni equivoca dipendenza, ebbe ufficialmente inizio da un atto di squisito carattere nazionale che gli italiani, oggi conciliati nella suprema visione di una più grande Patria, non possono e non debbono del tutto dimenticare. Come logica conseguenza del glorioso passato di fervente propaganda d’italianità, di cui è traccia nella {»emessa a questa narrazione, la sicura parola che arditamente si levò per bocca di un deputato italiano della città del Quamaro, in un’atmosfera carica di presagi ed in un ambiente ostile al riconoscimento d’ogni umana rivendicazione, ancor prima che le sorti della guerra mondiale fossero decise, segnò I veramente il destino fortunoso della terra di Fiume. Eravamo ancora alla incerta vigilia dei grandi avvenimenti che la guerra di cinque anni e il travaglio di tanti popoli stavano per ; precipitare : e 1’ Imperatore Carlo d’ Absburgo, dopo gli inutili ^ tentativi di pace separata culminati nelle vicende del ’ 1 7 e dòpo ìj le terribili alternative delle Armate austroungariche sui vari fronti, : soprattutto determinate dalla clamorosa sconfitta subita sulla insufi perata barriera del Piave, si affrettava — estremo rimedio di un’ora estrema — ad emanare quel famoso proclama secondo il quale, uniformandosi al tenore dei punti di Wilson, dichiarava di voler riconoscere ad ogni territorio della Corona quel diritto d’autodecisione che nella tragica esperienza del tenebroso regime imperiale era stato costantemente bandito e soppresso per tutti i popoli.