82 PARTE PRIMA - CAPITOLO TERZO Il 10 dicembre il Comandante in capo delle forze navali del-l’Alto Adriatico Ammiraglio Simonetti, dichiarava il blocco effettivo del litorale dello Stato indipendente di Fiume e delle isole occupate dai Legionari. Il Generale Caviglia rinnovava l’ordine di sgombero delle isole, al che Gabriele d’Annunzio rispondeva sdegnosamente. Note e intimazioni venivano pertanto scambiate pel tramite della Delegazione romana della Reggenza tra il Comando di Fiume ed il Governo di Roma. Misure severissime furono prese verso Fiume e verso i Legionari, ai quali fu minacciata la pena di morte in caso di resistenza. Il 5 dicembre giunsero, in missione di pacieri, 21 Deputati tra i quali 1 5 che avevano approvato col voto il Trattato di Rapallo. Erano gli on. Gasparotto, Zerborio, Camerini, Colella, Nunziante, Manes, Barrese, Susi, Federzoni, Vassallo, Cappa, Nava, De Capitani, Scialoja, Morisani, Bonardi, Saracchi, Orano, Coda, Siciliani, Di Cesarò. La loro missione apparve subito inutile se non addirittura dannosa, giacché essi, ricevuti da Gabriele d’Annunzio non seppero far altro che rendere omaggio al suo spirito di persuasione, alla sua volontà eroica, alla sua fermezza : e d’altronde il Governo di Giolitti l’aveva svalutata a priori col negare ai Deputati ogni veste rappresentativa. Quelli che non conoscevano Fiume, rimasero profondamente impressionati durante la visita al Delta e a porto Baross, unanimi tutti nel riconoscere il diritto di appartenenza alla città. Al loro ritorno a Roma il Governo dichiarò che non si sarebbe trattato con Fiume, se prima questa non avesse ratificato il Trattato. Il 6 dicembre due navi della flotta di blocco dinanzi a Fiume (il « Bronzetti » e il « P. N. 68 ») ammutinatisi gli equipaggi, passavano alla flotta legionaria, cui due giorni dopo si aggiungeva il cacciatorpediniere « Esperò » (’). Il 18 anche il Senato ratificava il trattato di Rapallo. Giovanni Giolitti aveva pronunciato, prima del voto, queste parole i1) La defezione degli equipaggi si manifestava in modo impressionante 11 Governo se ne allarmò vivamente, al punto da scagliarsi contro d An* nunzio con grande veemenza, denunciando alla pubblica riprovazione que l’esortazione ai marinai contenuta nel discorso « La sera dei ribelli » c e stroncata dal regime d’eccezione instaurato in quei giorni, costituisce Pur tuttavia un caratteristico segno dell’indomita volontà di combattere e di morire per una più grande Italia (v. testo del discorso in Appendice, doc. 12)-