MUSSOLINI E LA DURA EREDITÀ DEL PASSATO 125 con lo Stato di Fiume, con una commissione mista di controllo alla stazione centrale. In entrambi i progetti, tuttavia, non risultava ben chiara la forma con la quale il Consorzio avrebbe provveduto i mezzi necessari per la sua amministrazione. Lo Stato di Fiume, assolutamente in passivo (8 milioni di deficit per l’amministrazione statale, oltre al deficit delle amministrazioni portuale e ferroviaria, alle spese per la P. S. e la guardia di Finanza gestite fin’allora dall’ Italia, agli interessi per le somme prestate dal Governo d’Italia allo Stato di Fiume, un totale, insomma, di oltre 23 milioni circa all’anno) come avrebbe potuto per suo conto, esporsi a parità di condizioni, agli oneri derivanti da una così complessa organizzazione internazionale ? Poteva Fiume ricavare la somma corrispondente al suo deficit dagli introiti dei traffici e dai contribuenti, già tassati con un’ imposta annua di 600 lire per abitante, compresi i lattanti e i mendicanti, col rischio, ad ogni modo, di colpire indirettamente ogni possibilità di sviluppo economico, giacché l’elevatezza delle spese, delle imposte e del costo della vita, avrebbero senz’altro deviato i traffici verso altri porti ? Ecco l’assurdo dello Stato di Fiume, sul quale — sia detto con tutta la semplicità possibile — speculavano soltanto gli amici jugoslavi. E si capisce perchè. Prima o poi lo Stato libero e indipendente sarebbe stato alla loro mercè, per ragioni naturalissime di interessi derivanti dalle necessità economiche. Lo spirito su cui si basava la sua elaborazione, chiariva dunque in pieno quanto i jugoslavi nascondevano dietro la loro intransigenza. Come concepire una regolare amministrazione ferroviaria e portuale, rispondente alle moderne esigenze dei traffici, con l’esistenza di tre amministrazioni differenti in uno stesso organismo ? Inoltre, come si è visto, il progetto jugoslavo presupponeva m linea di massima l’assoluta indipendenza dello Stato di Fiume. Ofa, premesso che non solo la Jugoslavia, ma anche 1’ Italia era garante del rispetto alla libertà e indipendenza di Fiume, era evidente che, dovendo essa rinunciare, con la formula jugoslava, a quell’ ingerenza a cui aveva diritto per i suoi precedenti nelle c°se fiumane, non poteva certo permettere che altri, con la scusa