58 PARTE PRIMA - CAPITOLO SECONDO negative ('). Dopo maturo esame da parte del Comando dannunziano, esse furono — e fu bene — nettamente respinte. Quelle proposte nascondevano un nuovo atto di debolezza del Governo d’Italia verso gli Alleati. E anche in ciò, solo d’Annunzio comprese e vide chiaro. Frattanto a Parigi, gli Alleati compilavano quel famoso memorandum firmato da Clemenceau, Polk e Crowe che fu consegnato al Ministro Scialoja, come l’ultima carta sulla quale doveva giuocarsi la partita adriatica. Nella sostanza il memorandum faceva aderire il punto di vista degli Alleati a quello di Wilson quanto alle contestazioni territoriali ; nella procedura esso tendeva a sopprimere del tutto il Trattato di Londra, a considerare l’Italia fuori del Consiglio Supremo. Un documento di perfetta ipocrisia che lo stesso Ministro Scialoja, la cui partecipazione al convegno di Londra fu di fatto ridotta alla ricezione del memorandum, dichiarò a Lloyd George di non potere accettare. Gli fu risposto che non si intendeva che egli lo accettasse (dichiar. Scialoja al Senato — Seduta 21 dicembre 1919); che tuttavia il memorandum, a detta di Clemenceau e Lloyd George, riapriva la discussione e se l’Italia, la Francia e l’Inghilterra si fossero messe d’accordo, in base ad esso, su determinate condizioni, anche se queste fossero al di là delle proposte di Wilson, esse avevano la fiducia di poterlo persuadere ad accettarle per l’utilità d’Europa. Il testo del memorandum fu tenuto, per pudore, rigorosamente segreto. Ma non tanto che una copia non giungesse a Ga-briele d’Annunzio il quale ce la inviava per la pubblicazione sulla Vedetta d’Italia con questa significativa lettera di accom" pagnamento : (( Miei cari amici. Come già resi pubblico il documento vergognoso che il Governo d’Italia, maestro di tolleranza, ricevette da (2) La storia e i retroscena delle trattative corse fra il Gen. Badoglio e il Comando di Fiume pel tramite dell’on. Giuriati, allora capo di Gabinetto di d’Annunzio, l’Ing. Sinigaglia e ij Dott. Preziosi, sono contenuti in Vita Italiana, Roma, 15 ott. 1920, anno 8°, fase. 94, nella documentazione intitolata « Come Nitti tradì costantemente la causa di Fiume ». Vi compariva già, nei suoi primi esercizi di rinunzia, quel Conte Sforza, allora sottosegretario, che come Ministro regalò il porto Baross ai jugoslavi.