104 PARTE PRIMA - CAPITOLO QUARTO La prima notizia certa di questa convenzione, che la stampa ufficiosa fece passare in quei tempi (maggio-giugno 1921) per un accordo vero e proprio già sottoscritto dai Governi di Roma e di Belgrado, venne data ufficiosamente dal Ministro degli Esteri Conte Sforza ai Deputati triestini Banelli, Giunta e Suvich, i quali avevano a tal proposito interpellato il Ministro. Ma una conferma ufficiale al raggiungimento del cosidetto « accordo Quartieri » non è mai venuta. Cosicché si parlò sempre di accordi o progetti per costituzioni di Consorzi a più o meno lunghe scadenze : ed il riserbo mantenuto in proposito dal Governo fece sospettare ai fiumani che anche questa faccenda nascondesse impegni a loro svantaggio. Nel Consiglio dei Ministri tenuto il 7 giugno 1921, il Senatore Quartieri riferiva largamente sul suo lavoro svolto a Belgrado, affermando di aver trovato i jugoslavi favorevoli in linea di massima alla creazione di un Consorzio portuale della durata di 12 anni, scaduti i quali avrebbe potuto essere rinnovato. Al Consorzio avrebbero partecipato l’Italia, Fiume e la Jugoslavia. L’Italia — si dichiarava — con questo Consorzio avrebbe così conseguito i suoi tre obbiettivi : salvaguardare la vita economica di Fiume : assicurare il libero transito iper Vhinterland ungherese; mantenere la potenzialità del Quarnaro come sbocco commerciale della Jugoslavia. Non si accennava alla questione dell’appartenenza e cioè della proprietà di Porto Baross e del Delta, giacché essa, stando alle dichiarazioni del Conte Sforza, doveva ritenersi « superata dal lato marittimo e commerciale della questione». E però se a Fiume ed a Roma si voleva veder ben chiaro nella faccenda (Fiume dubitava di tutto e di tutti per esperienza e a Roma la Destra parlamentare minacciava di provocare una crisi ministeriale sulla questione fiumana) non meno dubbi esistevano a Belgrado ove i rappresentanti delle Camere di Commercio locali, di Zagabria, di Segna, di Spalato e di Lubiana e rappresentanti delle Società di Navigazione jugoslave, chiedevano schiarimenti precisi sul concordato, costringendo il Governo a non prendere decisioni fino a tanto che essi non si fossero pronunciati in mento. D’onde il silenzio sui particolari e sulle clausole del progetto non ancora, evidentemente, sottoscritto da alcuno dei contraenti.