1 DOCUMENTI 263 Presenti i seguenti Signori, dimoranti a Fiume, appartenenti a diverse nazionalità, rappresentanti le Società di Navigazione e l’alta industria e commercio di Fiume : Antonio Dott. Vio jun., sindaco di Fiume; Carlo Conighi, ingegnere presidente della Camera di Commercio ed Industria ; Giovanni ing. Rubinich, delegato del Consiglio Nazionale alle Ferrovie, Poste e Telegrafi, nonché al commercio ed industria; Ugo de Eidlitz, direttore generale della Società di Navigazione « Adria » ; Ermanno Schild, direttore della Società di Navigazione « Adria » ; Giuseppe Kaplanck, direttore del Cantiere Navale Ganz & C. « Da-nubius » ; Federico Bullaty, direttore della Pilatura di riso e fabbrica d’amido; Ugo Krauss, direttore dell’Oleificio fiumano, vice-presidente della Società Ferrum S. A. ; Giulio Vallencich, direttore della Banca Fiumana; Ottone Partos, membro della direzione della Fabbrica Birra litorale, direttore per la Società compra-vendita di terreni ; Vittorio de Meichener, direttore dell’istituto di credito del Consiglio Nazionale, nonché direttore gerente della Fabbrica di Birra del Litorale. Constatato ; che il 30 ottobre ¡918 la popolazione di Fiume ha proclamata plebiscitariamente l’annessione di Fiume alla Madre Patria l’Italia, ed ha eletto per acclamazione il suo Consiglio Nazionale, incaricandolo di rappresentare la volontà unanime dei cittadini verso le potenze alleate e di assumere fino all’approvazione del suo plebiscito i poteri statali di Fiume ; che questo voto plebiscitario corrispondeva alle dichiarazioni fatte al Parlamento ungarico dal deputato di Fiume On. Andrea Ossoinack, già il 18 ottobre 1918; che quindi la città di Fiume, in omaggio ai principi di libertà e di giustizia, trionfati con la vittoria degli alleati, deve assoluta-mente venir annessa col suo territorio, porto e stazione all’Italia; che il porto e la stazione di Fiume non si possono staccare dal territorio della città, perchè questa forma col porto e la stazione un complesso unico indivisibile, ciò che a prima vista risulta a chiunque esamini un piano della città; che il porto e la stazione di Fiume sono indubbiamente interessanti per il retroterra, cioè per la Croazia, per l’Ungheria, per l’Austria, per la Cecoslovacchia, e per la Rumenia, alle quali nazioni deve venir garantito l’indisturbato e libero uso tanto del porto quanto della stazione ; che già nel passato, e cioè sin dal 18 marzo 1719, per gli stessi motivi, Fiume offriva al retroterra, col suo « porto-franco » l’assoluta libertà di commercio, con la quale potè sempre mantenere rispettata la sua nazionalità; che il porto-franco è stato levato dall’Ungheria nel 1890, e che tale provvedimento, oltre che risultare dannoso agli altri paesi