102 PARTE PRIMA - CAPITOLO QUARTO ziali, a quello del Blocco, si rifiutò di collaborare « a condizione ». Intanto tutti i provvedimenti necessari alla ripresa cittadina, dovevano subire ancora una lunga pausa d’attesa. E tutti i lavori tra Italia e Jugoslavia relativi alla sistemazione dei confini e alla definizione della figura giuridica e territoriale dello Stato di Fiume dovevano essere sospesi, per l’assenza di una qualsiasi rappresentanza legale fiumana, cui si sostituiva ogni giorno più il disordine, la violenza, la minaccia e la disperazione. « I fiumani e tra questi gli autonomi sopratutti — scrivevamo allora in altra pubblicazione, nel desiderio di portare un contributo purchessia alla chiarificazione del problema — non possono non riandare senza amaro rimpianto ai ricordi dell’ epica lotta sostenuta nei secoli per la conservazione della loro italianità. E insieme, non possono non meditare sulle gravi parole pronunciate al Parlamento da uno dei più autorevoli e coscienti sostenitori della causa italiana dopo una serena critica del Trattato di Rapallo ('): (( Dobbiamo cercare oramai in buona fede di tutelare gli interessi di Fiume, per ottenere almeno che non si dimentichi fra non molto tempo della sua nazionalità italiana, lo non vorrei vivere fino a quel giorno in cui vedessi Fiume proclamarsi o jugoslava o ungherese spontaneamente ; e purtroppo se l’amorosa tutela d’Italia non si esplicherà continuamente e forse con gravi sacrifici e con pochi suoi vantaggi diretti, è da temere che il sentimento dell’italianità, ora così vivo in quella popolazione, si venga logorando. E quando quel sentimento fosse perdtito, tutti quei danni che ho testé denunziati, diventerebbero veramente pestilenziali pel confine nostro orientale. Questa è la condizione vera delle cose, ed a questa dobbiamo presentemente provvedere ». Fortunatamente per Fiume e per l’Italia, la legge storica che disciplina il destino di questi popoli, non permetterà che si verifichi tanta sciagura. La natura e la storia seguono la loro strada, incessantemente. E il motto del Comune italico di Fiume è Indeficienter. Ma i pericoli sono molti e vicini. E le parole del rappresentante d’Italia sono un ammonimento per tutti: italiani e fiumani ». (*) SciALOJA, L3 Italia alla Conferenza della pace. A cura di A. Giannini/ Roma, 1921, pag. 113 e segg.