IO PREMESSA l’ombra del nostro tricolore, ottimo auspicio per l’avvenire, sventolavano anche i colori di Fiume. Ancora, nel settembre del 1911, la Giovine Fiume organizzò una seconda gita a Ravenna, con quattrocento partecipanti, fra i quali, purtroppo, s’insinuarono agenti provocatori e spie della Polizia di Stato che, di ritorno a Fiume, fecero un’ampia e particolareggiata relazione sulle manifestazioni svolte in quel giorno di festa a Ravenna, manifestazioni ch’ebbero, forse allora per la prima volta, grande eco di commozione e d’interessamento in Italia. Fu quella la sentenza di morte della Giovine Fiume, pronunciata il 22 gennaio 19i2 a mezzo di una comunicazione del Governatore al podestà Avv. Francesco Vio, colla quale si decretava lo scioglimento della società con le seguenti motivazioni : « Per avere i membri di essa imparato a cantare nei locali della « Società Filarmonica » il « canto funebre di Oberdan », 1’ « inno di Mameli », nonché altre canzoni offensive éd ingiuriose per l’augustissima persona di Sua Maestà Imperiale e Reale Apostolica e per l’altissima Casa Regnante, aventi una tendenza contro l’integrità territoriale dell’Un-gheria e dell’Austria » ; perchè a accompagnati dalla banda civica di Fiume, presa con sè alla gita, essi cantarono queste canzoni a bordo nonché in diversi luoghi a Ravenna ; perchè « a bordo e nel porto di Ravenna, nonché nel Palazzo di città, ricevuti solennemente da quel Municipio, i membri della Giovine Fiume gridavano a squarciagola « Morte a Francesco Giuseppe », « alla forca », <( Checco becco », « bisognerebbe piccarlo colla corda di Oberdan », « evviva Oberdan », « morte a Francesco Ferdinando »...; perchè « appena che giungevano in qualche luogo, così vi esponevano subito il vessillo sociale, che simboleggiava l’unione politica di Fiume col Regno d’Italia; questo vessillo fu da loro del resto già ripetutamente esposto dai locali sociali, in occasione di feste nazionali italiane, come p. es., il 20 settembre »; perchè, infine, la società « spiegò un’attività illecita e ostile allo Stato; coll’avere organizzato questo pellegrinaggio alla tomba di Dante — il cui nome viene spesso abusivamente usato come simbolo delle tendenze dirette a raggiungere l’unione violenta dei territori di popolazione italiana non soggetti alla sovranità d’Italia, col Regno d’Italia — e per aver con ciò dato occasione ai propri soci di poter commettere verso l’altissima Persona di S. M. I. e R. Apostolica e la Casa Re-