— 287 — Dalle basi austriache i sommergibili tedeschi partivano in crociera, scegliendo e variando le posizioni di agguato fra i punti più convenienti lungo le rotte più frequentate. Le condizioni climatiche e meteorologiche favorevoli durante buona parte dell’anno, le rotte quasi obbligate e molto battute di alcuni passaggi ristretti, imposte dalla conformazione del Mediterraneo, la facilità di rifornirsi più o meno apertamente nei vari atterraggi della costa spagnuola, dell’Africa settentrionale e in special modo delle isole Ionie e dell’ Egeo, rendevano già agevole il compito degli attaccanti. Ma questo era reso anche più facile dalla mancanza di una organizzazione difensiva efficiente. Minimo per insufficienza di mezzi il servizio di vigilanza, ancora disarmate le navi mercantili, era impresa quasi priva di rischio fermare un piroscafo, imporne l’abbandono all’equipaggio, ed af- teinbre del 1916 fu concluso un accordo « in virtù del quale tutti i sommergibili tedeschi, i quali fino al 1° ottobre 1916 avevano operato sotto bandiera austriaca, avrebbero dovuto èssere inclusi nella lista ufficiale delle navi austro-ungariche. Da questo momento soltanto i sommergibili U 38, U 35, Il 39 rimasti tedeschi, avrebbero dovuto navigare sotto bandiera austro-ungarica ». Il nostro ministro della marina, tenuto conto dei danni che a noi derivavano da questo uso promiscuo delle due bandiere, sul quale non erano noti gli accordi esistenti fra le due marine au-triaca e germanica, per tagliar corto ad ogni questione ordinò che a partire dal 19 dicembre tutti i sommergibili non alleati, incontrati dalle nostre unità, fossero considerati come austriaci, cioè nemici anche se battenti la bandiera germanica, dovendosi considerare l’uso di questa corri e un’astuzia di guerra.