230 GIOVANNI QUARANTOTTI rantotto a quelle del Bruti. Nè la cosa ebbe per il momento altro seguito, giacché il gendarme — qualunque ne fosse la cagione — non si azzardò di entrare nel Caffè. Il giorno seguente però, quando tutta Capodistria fu in subbuglio per gli affissi rivoluzionari scoperti nel Belvedere e altrove, il gendarme Decolle si affrettò a denunziare i due giovani, la cui identità egli era riuscito a stabilire mentre entravano nel Caffè della Loggia, come autori di quella parte della dimostrazione anti-austriaca, la quale aveva avuto per teatro il Belvedere. (7) Da ciò l’arresto, avvenuto, secondo sappiamo daìl’Unione, il giorno 6. Come d’uso, i due giovani furono rinchiusi nelle carceri inquisizionali annesse all’I. B. Giudizio distrettuale di Capodistria. Il fatto sollevò del clamore; e non solo a Capodistria, dove i due studenti erano conosciutissimi, ma anche nel resto dell’Istria e segnatamente a Pirano, d’onde era nativo il Bennati, e a Rovigno, patria del Quarantotto. Se ne discorse molto anche a Trieste; e il giornale L’Indipendente, il ben noto e battagliero organo dell’irredentismo triestino, così dette notizia della cosa nel proprio numero dell’8 giugno: «Giovedì sera vennero arrestati a Capodistria, per le dimostrazioni colà avvenute in occasione della festa dello Statuto, i signori Bennati di Pirano, studente di filosofia, e Quarantotto di Rovigno, studente di legge. Ieri è partito a quella volta l’aggiunto presso questo tribunale provinciale signor dott. Giuseppe Grones ad incamminare i rilievi preliminari». Come si vede, l’istruttoria incominciava con rapidità veramente eccezionale. Ultimata ch’essa fu verso i primi di luglio, la I. B. Procura di Stato di Trieste, impersonata in questo caso dal Sostituto Procuratore di Stato dottor Ferdinando Schrott, funzionario assai capace, zelante e pratico delle cose istriane, credette di poter elevare contro i due inquisiti la grave accusa di alto tradimento (§ 58 del Codice penale austriaco). Di che tutti i giornali italiani della regione si affrettarono, con preoccupata laconicità e con prudente astensione da ogni commento, a dar notizia ai propri lettori. (8) Immediatamente fu deciso dall’autorità giudiziaria il trasferimento dei due accusati alle carceri criminali di Trieste. Essi, nel frattempo, avevano già scelto i propri difensori, ch’erano l’avvocato Pier Antonio Gambini, di Capodistria, per il Bennati e il notaio dott. Giorgio Piccoli, di Trieste, per il Quarantotto. Il trasporto ebbe luogo, con molta aria di circospezione e di mistero, nella notte dal 14 al 15 di luglio; ed ecco quanto era in condizione di pubblicare intorno ad esso L’Indipendente, sempre — nonostante la sua qualità di portavoce della più irriconciliabile