GABRIELE D’ANNUNZIO E GLI IRREDENTI 325 Il telegramma, quantunque per ovvie ragioni non pubblicato dai giornali locali, fu subito conosciuto in città, anclie da chi sarebbe stato meglio ne ignorasse il tenore. Ad aggravare la situazione sopraggiunse qualche giorno dopo una corrispondenza da Rovereto di Ottone Brentari al «Corriere della Sera», nella quale si dava notizia, con particolari abbastanza diffusi, del clandestino comizio. La cosa era dunque ormai pubblica e le autorità politiche locali, anche se avessero voluto, non avrebbero potuto ignorarla. La gendarmeria fece regolare denuncia e del giudizio sulla grave infrazione, che portava con sè l’espulsione dei promotori da tutte le scuole austriache, furono investiti i presidi dei tre Istituti. In una situazione estremamente difficile venne a trovarsi il prof. Gianbat-tista Filzi, preside del Liceo, i cui due figli più giovani (non Fabio, come fu scritto, che in quell’anno si trovava sotto le armi a Salisburgo) avevano preso parte all’adunata. Procedere avrebbe significato colpire per primi Ezio e Fausto; mettere «ad acta» la denuncia, esporsi al pericolo di implacabili rappresaglie da parte delle autorità scolastiche enipontane. A salvare la situazione venne il coraggioso gesto del preside dell’istituto magistrale, il quale si rifiutò categoricamente di aprire l’istruttoria contro i suoi scolari. Era questi il prof. Albino Bertamini, morto pochi anni or sono in tarda età nella nativa Torbole sul Garda, ed il suo nome qui si scrive in memoria del suo fiero sentire italiano. La cosa, infatti, non ebbe seguito, tanto più che il governo austriaco stimava imprudente gettar olio sul fuoco con un nuovo gesto di forza, mentre l’opinione pubblica insorgeva in tutto il Regno contro le violenze d’innsbruck. Richiesto in quei giorni da Hans Barth, corrispondente del «Berliner Tageblatt» da Roma, del suo parere, Gabriele d’Annunzio rispondeva con la seguente lettera, che venne resa pubblica solo qualche anno dopo: Mio caro signore, Ella sa che io non sono un giudice spassionato, in generale; nella questione particolare sono anzi appassionatissimo. Se io Le esprimessi il mio pensiero ed il mio sentimento intorno ai fatti di Innsbruck, Ella certo non potrebbe trasmettere la mia parola ad un giornale tedesco. Preferisco il silenzio. Una mia ode a Trento finisce con questi versi: „Prepara in silenzio gli eroi”. La ringrazio della cortesia con cui Ella accompagna la Sua domanda e La saluto cordialmente. Gabriele d’Annunzio Marina di Pisa: Ì4 novembre 1904.