364 REMIGIO MARINI viamo nella comunque graziosa «Giovinetta» del padovano Fontana. E ancora più squisite sono le due teste di bimba di un altro padovano Gino Olivo, delle quali preferiamo quella dai capelli a frangetta, dagli occhi d’un sapore vagamente arcaico, soavemente girata sul busto. Un po’ accademico ma di sicura forza l’«Atleta» del genovese Mordacci. Della sala quarta noteremo la jeratica interpretazione del-l’«Ave Maria»: una pastorella di religiosa fattura a cui s’appoggia un mite capretto. Più numerose e quasi tutte belle le sculture della quinta sala: di una schietta linea antica il «Romoletto» di Pietro Bacher di Roma: un diavoletto di bimbo tradotto in puri valori plastici, egualmente distante dal banale edonismo e dal programmatico antigrazioso. D’un realismo un po’ acre, ma espressivo sono le due bronzee teste di un altro romano: Ferdinando Gammella. Si torna all’antico, anzi all’arcaico con Giuseppe Rustichelli, sempre di Roma: spece nell’adolescente, dove l’ispirazione ai vecchi modelli italo-greci non raffredda per nulla lo schietto senso della vita, concepita in una virile severità georgica. Accennando alle buone plastiche dei veneziani VioeFuga della settima sala, e alle tre opere di Rino Mordacci di Genova nell’ottava, ci soffermeremo a considerare nella nona le sculture di Romagnoli di Bologna, e di un nutrito gruppo di torinesi. Magistrale lavoro del primo è l’«Adolescenza» ch’egli ha saputo finemente intendere e rendere con plastica efficacia nella scarna, sottile e commovente magrezza di quella giovinetta nuda seduta. La vita della giovane salda e sicura, nel fisico e nell’animo, è ottimamente espressa nella «Studentessa» di Saglietti. Regosa ha un buon busto di ragazza, un altro ha Chisotti, Mario Giansone presenta un gruppetto di medaglie che ricorda l’incisiva finezza dei nostri vecchi gloriosi, Gallo — infine — una testa di minuto paziente realismo, ma tutta solida e vivamente costruita. Nella sala decima notiamo tra gli altri i triestini Marcello Rovere e Laerte Milani e il padovano Svara. Si distingue, a mio vedere, fra tutti Rovere che qui espone il «Pentimento» e «Primo giocattolo». Grande è la padronanza formale ed espressiva nell’una e nell’altra scultura; e riesce viva e commossa cosa spece la prima: la tendenza dello scultore piega al pittorico, e forse a un floreale che in lui, per tanti lati eccellente, è la cosa che meno piace. Quale gentilezza, che il modellato sa tradurre in reali valori plastici, nella statuetta, vagamente alla Berti, del fiorentino Salim-beni. E’ il solo scultore della undicesima sala, mentre nella seguen-