L’intervento italiano in Albania prima e durante il conflitto mondiale 197 ritorio skipetaro. L’Austria era pronta ad opporsi con le armi ai successi serbo-montenegrini al nord dell’Albania. L’Italia a sua volta vedeva con inquietudine il blocco delle coste albanesi da parte della flotta greca contemporaneamente all’avanzata delle truppe di Re Costantino verso Valona, dove il 28 novembre 1912 Ismail Kemal Vlora, capo di un gruppo di patrioti albanesi, aveva issato la bandiera nazionale e costituito un Governo Provvisorio. Il popolo albanese, che si era sollevato contro il dominio turco fin dall’aprile 1911, non potè assistere inerte alle operazioni militari di nuovi invasori. D’altra parte l’Italia considerò il bombardamento di Valona operato dalle navi elleniche come un casus belli italo-greco. In quel frangente Sir Edward Grey propose la riunione di una conferenza a Londra, dove le principali potenze sarebbero rappresentate dagli ambasciatori accreditati alla Corte di San Giacomo. La proposta fu accolta con sollievo: la conferenza si tenne il 17 dicembre 1912. La Russia assunse il ruolo di avvocato difensore dei conquistatori balcanici, ma la conferenza decise di accettare il principio della creazione di un’Albania indipendente sotto un principe europeo che sarebbe stato eletto dal paese. Gli ambasciatori presero le seguenti decisioni: creazione di una banca di Stato austroitaliana per l'assestamento delle finanze del paese, organizzazione della gendarmeria albanese affidata ad ufficiali olandesi. Come primo atto la conferenza pretese dal Montenegro di riconoscere e applicare il principio del non-intervento in Albania, e quindi l’obbligo di levare l’assedio da Scutari. Al rifiuto opposto dal Governo montenegrino, la conferenza decise il blocco delle coste montenegrine. Riza pascià, difensore di Scutari, veniva bruscamente assassinato e i montenegrini, già penetrati in un quartiere della città, la occuparono tutta il 23 aprile 1913. L’opinione pubblica albanese accusò sempre di tale caduta il comandante della guarnigione, Essad pascià Toptani, che ottenne di abbandonare Scutari con le proprie forze e con tutto l’armamento, ciò che gli permise più tardi di svolgere un’azione importante nella nuova Albania. In quella situazione lo Zar Nicola di Russia intervenne per consigliare il Re del Montenegro ad abbandonare Scutari, minacciando, in caso di rifiuto, di non aiutarlo più. La città fu evacuata dalle truppe montenegrine che furono sostituite da un contingente internazionale. Le autorità militari internazionali ne assunsero l’amministrazione.