TOPONOMASTICA GIULIANA 39 sempre costante, ma ben marcata sui pendìi occidentali dell’Istria montana; la zona più elevata è quella d’alta montagna sulla piramide terminale del Nevoso, sulle Alpi Giulie, sulle Carniche. Nella zona dell’olivo, dalla flora mediterranea, px-osperano la vite, il ciliegio, la ginestra, il cardo. Sono comuni alla zona della quercia il tiglio, l’acero, il frassino, il pioppo, l’olmo, la carpinella e, dove la composizione chimica silicea lo permetta, il castagno. Il faggio, cui in molti tratti si associa l’abete, e talora il larice, copre tutte le vette dei monti carsici. Il pino, che nelle sue varietà specialmente di laricio e di selvatico, abbonda nella Carnia, nel Canal di Ferro e nell’Alto Isonzo, è impiantato artificialmente sul Carso a scopo di rimboschimento. Tra i cespugli si notano molti faggi, carpini, ginepri, nocciuoli, rovi o more di pino, biancospini e rose alpine. I toponimi fìtonimici sono guide infallibili nell’indicare la vegetazione presente o passata delle specie, di cui essi recano la testimonianza orale, e quindi la possibilità della loro coltivazione. Occorre però che i toponimi siano espressi nella lingua nazionale per poter essere compresi da tutti. Soltanto a tale condizione essi possono fornire utili segnalazioni per fini forestali e agricoli, per sistemazioni idrografiche, per provvedimenti di bonifiche e anche per operazioni varie militari. E’ più facile poi sostituire nell’uso anche tra l’elemento vernacolo, almeno nei suoi rapporti con gli altri italiani, la traduzione esatta del toponimo fitonimico che non una contraffazione fonetica. Pietro Kandler nelle «Raccomandazioni per il miglior catasto», presentate nel 1870 alle autorità governative austriache e all’amministrazione dellTstria, giudicava che l’elemento vernacolo importato avesse tradotto quei toponimi romani, dei quali esso era riuscito a comprendere il significato. La gente di campagna capisce senza nessuna difficoltà l’equivalenza di due termini, nazionale e vernacolo, nella traduzione del toponimo che corrisponde a una piantagione; ma schernisce la contraffazione fonetica, che attribuisce a ignoranza e a incapacità di pronuncia; percui essa logicamente e inevitabilmente si rifiuterà di rinunciare a una forma genuina, che ha un suo preciso, inconfondibile significato, per adottare un ibi’idismo deriso come grossolano errore di pronuncia. Ad esempio, nel Postumiese esiste il villaggio Bùkovje, voce contratta anche in Bùkuje, che significa il collettivo di faggi, quindi faggelo e faggeti, da bùkevo o bukva, faggio. I contadini, sapendo che bukev in italiano si dice faggio, e