BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 47 S dell’Istria, già illustrati con un primo volume (Trieste, Vram, 1913), che aveva fatto ardentemente desiderare gli altri, destinati a seguirlo. Essi verranno. Ma intanto, ecco qui una monografìa che intende a completare le notizie già pazientemente accumulate dallo Ziliotto nel primo volume dell’opera sua. Abbiamo parecchie volte espresso la convinzione che la cultura delle nostre terre è ancora da esplorare in tutta la sua estensione e profondità e ch’essa promette di darci una storia tutt’altro che priva d’importanza, sia rispetto al proprio contenuto in sè stesso, sia nel confronto con l’apporto delle altre regioni italiane al patrimonio della cultura nazionale. Una nuova conferma ce la reca ora lo Ziliotto, il quale, nel primo volume dell’opera sua, preso anche lui dalla tradizionale prevenzione che ci porta a sottovalutare ingiustamente tutte le nostre manifestazioni intellettuali, aveva «di troppo abbassato la statura» di frate Lodovico da Pirano. Da un più minuto e approfondito esame de’ tempi è risultato invece che la sua figura non è affatto insignificante nella storia politica, religiosa, culturale del Quattrocento: egli merita un posto cospicuo nel campo dell’istruzio-ne superiore, poiché appartiene al gruppo degl’istriani che insegnarono nell’Università di Padova (vi fu professore di filosofia e vi acquistò «fama di teologo e di umanista, dottissimo tanto di greco che di latino».) Ch’egli avesse anche le doti di «travolgente oratore», lo apprendiamo dalla parte decisiva ch'egli ebbe nelle discussioni del Concilio di Ferrara (dove fu trasferito il Concilio di Basilea, che doveva poi concludersi in Firenze). C’è una lettera del Cardinal Bessarione, dalla quale appare che frate Lodovico da Pirano aveva con la sua dottrina ed eloquenza, quale rappresentante dei Latini, sgominati i Greci, i quali si diedero per vinti rinunciando a sostenere il dibattito con lui sino a totale esaurimento dei prò e dei contra sulle tesi in questione. Egli morì vescovo di Forlì, alla cui dignità fu inalzato dalla stima che s’era saputo guadagnare da parte del Pontefice Eugenio IV. Lo Ziliotto chiude il suo lavoro con uno scritto latino di frate Lodovico; si trovava, inedito, in un codice della Marciana. Non è un «compiuto trat. tato, ma piuttosto una serie di appunti che possono avere avuto maggiore sviluppo nell’insegnamento orale». Le novità sono «poche e mai sostanziali»: frate Lodovico non va oltre la Rhetorica ad Herennium, che fu la base per tutti quanti gli umanisti che si occuparono dell’argomento. Interessantissimo è un elenco di centinaia e centinaia di parole in volgare che il frate propone come materiale e per esercizio delle sue regole di mnemotecnica: in queste parole è la «prova dell’istrianità di frate Lodovico» e il glottologo «vi troverà parecchie ghiotte testimonianze». Ferdinando Pasini ANGELO FILIPUZZI - La Rivoluzione di Grecia e la diplomazia europea fino al Congresso di Vienna. - Editrice R. Università di Trieste, Trieste 1938-XVI; pp. 57 (estratto dagli «Annali della R. Università», Voi. IX, 1937-38). Un lavoro storico, quand’è compilato sulla scorta di documenti inediti, non può non destare l’interesse degli studiosi. E di tale specie è senza dubbio, il presente lavoro del Fi-lipuzzi il quale, per quanto concerne il congresso di Verona, di documenti inediti ne ha raccolti in larga messe nell’archivio di Stato di Vienna, e sulla loro base sta ora rielaborando la storia di quel periodo.