GABRIELE D’ANNUNZIO E GLI IRREDENTI 323 oggi risorta dalla santa profondità del Fòro, abbeverò il suo cavallo anche nel Timavo celebrato da Vergilio e rimirato dall’Alighieri. E, in quanto alle tombe, io vorrei vedere un ammaestramento figurato nella proposta di quel Giovanni Battista conte di Polcenigo il quale, mancando un deposito di polvere da guerra nella nostra Pota romana e veneziana, opinò „che essendovi in quella città molte arche d’antichi sepolcri si potesse valersi di queste, ognuna delle quali è capace di 3, 4 ed anco 5 miliari di polvere”. In verità, amico mio, non v’è nulla che sia tanto dissimile a una materia pericolosa, quanto l'abondanza commemorativa di questi giorni torridi; se bene essa cerchi a volte emulare le misure dei fuochi artifiziali. Mentre in Trieste il molto sperimentato bastone austriaco riduce all’obbedienza il popolo indocile, il Petrarca vien tratto affannosamente per le nostre vie sotto la canicola a rigridare: Pace, pace, pace! Siamo lontanissimi dalla selvosa Montona e dal suo Leone iracondo. Il vostro Gabriele d’Annunzio Marina di Pisa. Qualche mese dopo questa storica inchiesta del «Regno», un nuovo grave incidente veniva a mettere a dura prova i rapporti italo-austriaci. Nella speranza di sopire l’agitazione per l’Università italiana, il governo austriaco decideva, nel settembre del 1904, la istituzione di una facoltà giuridica italiana, con sede a Wilten, sobborgo di Innsbruck. L’inaugurazione avvenne il 3 novembre e si svolse senza particolari incidenti. Ma la sera avvennero violentissimi tumulti quando i deputati, i professori e gli studenti italiani stavano per uscire da una trattoria, ove s’erano riuniti a banchetto: affrontati da una esacerbata folla, essi dovettero rientrare e barricatisi. Nella zuffa che ne seguì si ebbero a lamentare molti feriti e numerosissimi arresti, fra i quali* quello di Cesare Battisti. La sede della Facoltà italiana fu saccheggiata. In tutte le regioni italiane dell’Austria l’agitazione divampò violentissima, segnando una svolta veramente decisiva nella storia dell’irredentismo. Fra le altre manifestazioni di protesta è da ricordare, in nesso col nostro argomento, il comizio tenuto dagli studenti delle scuole medie di Rovereto. In questa piccola città di provincia, ricca d’energie intellettuali riallacciantisi al Settecento ed al primo Ottocento, avevano sede allora tre istituti d’istruzione media: il Ginnasio-Liceo, l’istituto tecnico (o Scuola Reale, come con