326 GIUSEPPE STEFANI Il telegramma agli studenti di Rovereto e questa lettera riaffermano, come si vede, il concetto integrale che dell’irredentismo ebbe sempre il d’Annunzio ed antecipano, con profetica certezza, le splendide prove di valore date dal volontarismo trentino. Chi entra nell’atrio del palazzo dei conti Piomarta di Rovereto, antica e ancor oggi non abbandonata sede del Liceo e dell’istituto tecnico, reverente s’inchina davanti alle due grandi tavole marmoree, dove sono incisi i nomi dei combattenti usciti da quelle aule scolastiche: sono in gran parte gli stessi ragazzi del 1904, ai quali il poeta aveva mandalo il grido della sua fede e della loro speranza: lo so che tra voi si preparati gli eroi per la riscossa. VI. Gabriele d’Annunzio non fu, malgrado la sua breve avventura parlamentare, un uomo politico nel senso corrente della parola. Le sue idee politiche, anche quando tendono ad inquadrarsi in un sistema, sono più che altro vibrazioni del suo intransigentissimo patriottismo, della sua costante aspirazione alla grandezza e alla potenza d’Italia. Dall’alto di questo suo stato d’animo egli giudicò la vita dell’Europa contemporanea, rifiutandosi quasi sempre di scendere alt’analisi concreta di situazioni o di problemi, anche quando direttamente lo interessassero. Credo che una delle pochissime eccezioni a questo suo costume mentale sia costituita dal discorso tenuto il 24 marzo 1907 al popolo di Milano in morte di Giosuè Carducci. Commemorando «il poeta del Saluto Italico», che aveva consacrato alla imagine di un altro grande spirito il tricolore di Trieste romana, d’Annunzio si sofferma a considerare la vita politica dell’Europa, agitata dai formidabili urti e dalle grandi competizioni internazionali. Nell’Europa d’allora egli vede una Germania che ha dato l’esempio mirabile di una nuova coscienza nazionale formatasi ad un tratto nel fondo di un terra per così lungo tempo rimasta divisa ed inerte di fronte ad una Francia vinta un’altra volta e ad un’Inghilterra che minacciata, cerca ansiosamente i mezzi per difendersi. In quegli anni la situazione era, senza dubbio, un po’ questa, anche se le conclusioni dovessero essere poi completamente diverse. Ma altrove, nella stessa Europa — dice il poeta — continuano tuttavia irresolute le lotte etniche, fornendo elementi sempre diversi di associazione e di disgregazione. Neli’Austria-Ungheria l’urto perpetuo delle forze germaniche, magiare e slave sarà seguito fra breve dal dissolvimento. Su le due rive del Danubio, a Vienna, a Praga,