BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 477 prima espressione nei moti del 1831. Ma ragioni ambientali creano in Grecia una situazione ben differente, condizioni politiche e religiose peggiori delle italiane trascinano qui il popolo alla lotta con la speranza di raggiungere l’indipendenza e ben si può dire che qui la lotta non cessò se non quando l’indipendenza fu raggiunta. I moti greci non potevano dispiacere ad Alessandro I, che aveva nel suo segreto l’ambizione di realizzare l’antica aspirazione dei sovrani russi di far risorgere l’impero d’Oriente e di giungere ai Mediterraneo. E non per niente egli aveva accolto nel suo esercito Alessandro e Demetrio Ypsi-lanti ed aveva assunto come proprio ministro il conte Giovanni di Capodistria, tutti eteristi ardenti e fattivi. Però l’interesse dell’Austria era in perfetta antitesi colle aspirazioni del sovrano russo. Donde tutta quell’azione diplomatica metternichiana che, sulla scorta di una ricca bibliografìa e di documerti finora inediti, nel presente lavoro vediamo sviluppata dal Filipuzzi. Difficoltà enormi da superare per il cancelliere austriaco, specialmente perchè la guerra che si sta combattendo nei Balcani è divenuta una guerra di religione, acuita da atrocità turche quale l’uccisione del patriarca di Costantinopoli, Gregorio, un eterista, avvenuta durante la celebrazione della messa il dì di Pasqua. Ma d'altronde l’assemblea nazionale greca, sotto la presidenza di Alessandro Maurocordato (il Fili-puzzi lo chiama veramente Mavrocor-dato, e ciò per rimanere fedele ai documenti da lui rinvenuti a Vienna) proclama la costituzione, ma costituzione democratica che non può non agir negativamente sull’animo dello zar. Il Metternich ha sempre un tatto diplomatico che è senza pari, sa sfruttare ogni situazione, sa persuadere e convincere, specialmente il mistico Alessandro. Sappiamo che proprio al congresso di Verona, nell’ottobre del 1822, egli convincerà il monarca russo a non ricevere i delegati greci perchè pericolosi rivoluzionari, e ciò dopo l’infuriare delle più bieche atrocità da parte dei turchi, i quali nell’isola di Chio avevano massacrato ben 20.U00 greci e 40.000 ne avevan venduti schiavi. Sappiamo infine che il Metternich, se non riuscì a fermare l’ascesa della nazione greca verso la libertà, riuscì ad impedire un ingrandimento russo pericoloso per gli interessi vitali dell’Austria. E certo con quale finissima arte il cancelliere austriaco sia riuscito a raggiungere questo senza far crollare quella sua pupilla che era la Santa Alleanza, ben lo possiamo comprendere da quest’accurata e preziosa monografìa del Filipuzzi, per quanto l’esame dei documenti qui si fermi all’agosto del 1822, ma ciò sempre in grazia ai documenti esaminati. Giuliano Gaeta ARRIGO POZZI - Piave 1018 -Roma, Cremonese 1939-XVII; pag. 382 (L. 15). Un libro che si legge con il più vivo ed appassionato interesse e con un’attenzione sempre desta, o per dirla con frase indovinata e significativa, tutto d’un fiato, non solo con riguardo alle cose narrate, ma ben anche in merito alla forma spigliata ed avvincente della narrazione, è quello di cui è autore Arrigo Pozzi, giornalista e scrittore di felici risorse, che fu testimonio diretto ed ebbe parte, più o meno importante, nelle vicende e negli atti che si compendiano nelle quasi quattrocento pagine dell’opera. La narrazione abbraccia quasi interamente i mesi dall’aprile al novem-