366 REMIGIO MARINI mana» di Antonio Duma, la testa di Salvatore di Costanzo, i due busti accusanti un pittorico realismo di fine ’800 di Fortunato Jodi-ce, l’elegantissimo stilizzato «Levriere» di Giovanni Amoroso, la freschezza giovanile del ritratto di Pietro Bologna e il busto di Giuseppe Ciavolino: tutti giovani scultori napoletani. Ai quali uniremo Giuseppe Magnani, sassarese, con una gustosa, nuova, delicata «Natività», tutta piena d’intimità affettuosa e accorata, e il fiorentino Ugo Graziotti che ci dà in «Terra vergine» un eccellente nudo di vecchio vangatore, sapientemente bilanciato nell’atto dell’opera rude. Pittori Acquafortisti Disegnatori Ed è così finita la rassegna delle migliori, o di quelle che mi sembrano le migliori, sculture dei Littoriali maschili di quest’anno. Ritorneremo ora a rifare il lungo giro per una rapida (e naturalmente affrettata) corsa davanti aU’immenso numero di affreschi, tele, disegni che tappezzano lo sviluppo interminabile di queste pareti. Rieccoci dunque nella sala degli affreschi. Uno di quelli che richiamano subito l’attenzione è quello del fiorentino Bonardi: «Spagna Rossa». Sono figure dolenti, uomini donne bambini, nell’atrio d’una chiesa. Le figure sanno, com’era prevedibile, un po’ di maniera: ma la pittura ha brani magistrali, e di superiore concezione sono l’ambiente, il paesaggio, l’aria che circola in tutta la scena. Sobria ma solida l’orchestrazione del colore, come del resto nella maggior parte di questi valenti toscani: Notevoli l’«Attesa» del bolognese Mari e «Gesù e la peccatrice» della napoletana Notte che dimostra ottima preparazione tecnica, ma forse non pari felicità di composizione; eccellente è l’affresco di Guido Tatafiore, pure di Napoli, che sa muovere nella «Partenza dei 20.000» una folla animata, vista con immediatezza e intuizione del vero, e in una mirabile chiarità di colori schietti e di cielo aperto. Valeria Rambelli, che al pari di Adriana Notte esporrà anche ai Littoriali femminili, come vedremo, si cimenta anche qui con «Doni»: ottima disegnatrice in queste tre figure di adolescenti, ed esperta ncH’ambientarle, è così cupa e tetra di tono che il lavoro ne risulta affumicato e confuso. Citeremo le opere di Panerella e Fucini e Nerici: buon pittore quest’ultimo nel particolare eseguito, ma forse migliore nel cartone completo, in bianco e nero, («La partenza del colono») che possiamo ammirare nella saletta accanto. C’è vigore e carattere e saldezza essenziale nelle figure che ricordano forse un po’ troppo il quattrocento fiorentino e ghirlanda-