392 BOLLETTINO BIBLIOGBAFICO Poeta-Soldato (pubblicato da «La Panarie», Udine, nel numero di Maggio-Giugno 1938-XVI). E ben rileva questi suoi due titoli che gli dàn competenza ed ardore il Benco nella lucida presentazione del libro (che è bello anche per la solita signorile editoria hoepliana nella nitida stampa e nel bel corredo illustrativo). Dal Carnaro prende le mosse il libro: da questo Carnaro che inquadra la bellezza liburnica. Il Susmel nota che «il significato del suo nome, Carnaro, di origine celtica, chiarisce la natura rupestre del paesaggio. Questo è il segreto del suo incanto; e questa la sua poesia». Incanto e poesia che l’A. sa condensarci in pochi tocchi descrittivi assai efficaci, dove la prosa sa rifletterci tutti i colori iridescenti del golfo senza divenir mai essa quel che si dice comunemente «pezzo» di «colore» giornalistico. «Impareggiabile lago marino» : ecco una frase che troviamo nel primo capitolo e che ci sembra ideale formula per la bellezza così complessa del Carnaro. Ma la pagina descrittiva più bella di questo libro è quella, tutta essenziale e asciutta come il paesaggio descritto, dedicata al Carso che si stende alle spalle di Fiume. Il Susmel vede insieme le rocce grige, i cespugli fra gli sfasciumi di sassi, le chiazze verdi di magri prati, le donne dai fianchi lunghi e dagli occhi freddi, gli uomini pallidi, taciturni e fatalisti, le oasi di verzura, le povere chiese: e sa darci in poche righe questo mondo, «più che paesaggio ... simbolo di ostinato tormento»; il mondo che pagine di Scipio Slataper -e Silvio Benco e le tele di Ugo Flumiani han già saputo trasformare in poesia penetrante come l’odore degli scarsi fiori del Carso. Ma non troppo si lascia il Susmel sedurre dalle bellezze della sua Riviera «terzo vertice della bellezza d’Italia» (insieme con Liguria e Sicilia). E gran parte del suo libro è dedicata alle opere con cui gli uomini han trasformata una terra non tutta dolce, ed alle lotte con cui Italiani fierissimi han salvata alla Patria questa terra, questa città di Fiume d’impronta decisamente italiana. Limpido profilo storico son le pagine in cui l’A. ci mostra le vicende di Fiume «figlia legittima di Tarsa-tica» romana sino ai nostri giorni: specialmente interessanti le osservazioni sul gioco di forze, fra Austriaci e Ungheresi, in cui l’italica città si trovò coinvolta nel secolo scorso. E dopo avere data una specie di guida artistica della sua Fiume (rilevando soprattutto l’opera dell’insigne architetto triestino Zammattio), il Susmel parla dell’opera per cui Mussolini ha voluto che la minuscola provincia del Carnaro fosse viva e vitale dotandola di tante opere pubbliche. Specie sulla zona dell’altipiano, fino agli ultimi tempi la più impervia e trascurata, s’è lavorato, con una tenacia straordinaria a trasformare la terra ed a elevare gli spiriti. Fra le nuove costruzioni, ben si ferma il Susmel più a lungo sull’originalissimo tempio votivo di Angheben e Mo-cenigo, dove riposano gloriosamente i Caduti per Fiume: da ultimo s’è aggiunto ad essi un giovane legionario fiumano caduto per la Spagna. I Fiumani, attivissimi ed amanti delle audaci imprese, han ben meritato che l’Italia fascista si interessasse vigile ed attiva per loro, per la loro missione. Forse non è ancora troppo noto fra gli Italiani che il siluro (quest’arma prediletta dal coraggio italiano sul mare) è invenzione del capitano Giovanni Luppis fiumano (cui poi s’offerse la collaborazione del Whitehead). Questo bel libro che il Susmel ha scritto è, nel suo sostrato ideale, tutto una testimonianza di quel no-