La Piccolominea di Trieste e gli studi letterari e storici sul ’400 375 facesti grandi doni, il 13 novembre ricorre il tuo giubileo, e ti dedichiamo uno scudo lunato di marmo pario. Così ebbe origine la Piccolominea di Trieste, la raccolta più ricca ch’esista in Italia e al mondo delle opere di Enea Silvio Pic-colomini, di suoi autografi, discorsi, lettere, documenti, bolle, ritratti, medaglie, tavole genealogiche, aneddoti, memorie, ecc. E’ trascorso appena da qualche anno il centenario del volumetto pubblicato nel 1834 da Domenico Rossetti fuori commercio e distribuito gratuitamente e, com’egli diceva, quasi domesticamente ai bibliofili e ai librai, contenente il catalogo della Piccolominea e della Petrarchesca, l’altra raccolta preziosissima e abbondantissima, che può reggere indubbiamente il confronto con qualunque raccolta più doviziosa che eventualmente esistesse altrove sul Petrarca. Con la pubblicazione di quel catalogo Rossetti si proponeva di far ricerca di tutto ciò che mancava alle due raccolte per accrescerle al massimo grado. A tal uopo egli avvertiva nella prefazione che il catalogo conteneva: «in articoli progressivamente numerati, la serie delle edizioni di tutte le opere dell’uno o dell’altro de' miei due autori; tutte le loro traduzioni, i commenti, le illustrazioni, e qualunque libro il quale, sebbene d’altronde accessorio, ad essi tuttavia si riferisce, leggendovisi il loro nome nel frontespizio». E continuava: «Ogni singolare notizia ed ogni veramente nuova scoperta storica, bibliografica od iconografica, che circa i miei due autori fosse per essermi comunicata da’ cortesi letterati e bibliografi, sarà per me un vero regalo che accoglierò con somma gratitudine. Desidero egualmente l’acquisto di ritratti antichi e di medaglioni dì Pio II, del Petrarca e di Laura de Sade; e del primo anche tutte le monete coniate durante il suo pontificato». Il benemerito patriotta ci teneva a far sapere ch’egli curava queste due raccolte col fine soprattutto di promuovere a Trieste gli studi sul Petrarca e sul Piccolomini; e scriveva: «Ambedue queste mie collezioni non si fanno già per mera ed oziosa bibliografia, che facilmente potrebbe da taluno bibliomania o peggio ancora appellarsi: ma hanno entrambe una letteraria ed utile tendenza; sebbene questa non possa ancora manifestarsi da sè, ed il darne pubblico conto non paia nè necessario nè giovevole per ora». Come prova non frivola di tali suoi propositi citava in una nota le cose petrarchesche da lui pubblicate: un’edizione singolarissima del Canzoniere descritta e illustrata e tre suoi studi su altre opere del poeta.