BENEDETTO CAIROLI PER I DIRITTI DEGLI IRREDENTI Durante i lunghi anni che trascorsero dal giorno della proclamazione del Regno d’Italia alla redenzione di Trieste e di Trento, nelle terre italiane soggette all’Austria si vissero momenti di profonda angoscia, di tormentosa ansia, illuminati sempre da una fede che non conobbe incertezze nè s’arrestò di fronte al martirio. L’azione irredentista seppe anzi trarre da ogni più aspra persecuzione nuovo entusiasmo e ardore. La morte, l’esilio, la prigione colpirono assai duramente quei generosi patrioti che lottarono disperatamente per affrettare il giorno del nostro riscatto. Furono quelli degli anni molto tristi, talvolta tragici, ma fu pure allora che Trieste potè conoscere di quale affetto era circondato il suo nome nel cuore di tutti gli italiani. Sommo conforto fu allora per gli irredenti la parola di fede che venne loro rivolta, in molteplici circostanze da illustri soldati del Risorgimento, da parlamentari, poeti e pensatori che onorarono la Patria con le loro opere. Il loro ricordo appare infatti molto di frequente nelle pagine della storia dell’irredentismo, e Trieste deve alla loro azione gran parte dell’amore che per lei nutrirono e nutrono i fratelli delle vecchie provincie. Fra queste illustri figure di patrioti non va dimenticato Benedetto Cairoli, il quale coltivò per gli irredenti vivissimo affetto e non mancò di ricordarli nei momenti più duri. Ispirati da un sentimento d’infinita riconoscenza, vogliamo ora rendere omaggio alla memoria di queirillustre italiano ricordando qualche episodio che va connesso alla generosa azione svolta del Cairoli in prò degli esuli irredenti. Nel 1868, Benedetto Cairoli, in unione ad altri deputati, presentava alla Camera un suo progetto di legge che aveva per iscopo di accordare la cittadinanza italiana agli emigrati giuliani e trentini, pronunciando a tale uopo il seguente memorabile discorso: In tutte le legislature che si sono succedute, incominciando da quelle che nelle generose provincie subalpine