GABRIELE D’ANNUNZIO E GLI IRREDENTI 321 E la vittoria finale è certa com’è certo che il Colosseo di Pota da tutte le sue bocche di pietra ripete di continuo il nome di Roma al mare d’Italia. Gabriele d’Annunzio Settignano: 17 settembre 1902. Questa lettera ha una sua breve storia, che merita di essere riferita. L’autografo fu dato dal Salata stesso in consegna a Giovanni Quarantotto (che, dopo d’essere stato pars magna del Comitato costitutivo de L’Innominata, ne fu il primo segretario e il secondo ed ultimo presidente) affinchè venisse conservato a titolo d’onore nell’archivio sociale. Il Quarantotto la pubblicò nel primo numero de «La Venezia Giulia», il bollettino de L’Innominata (anno I, Trieste, dicembre 1902, pagg. 15-16), tacendo per elementare prudenza il nome del destinatario e mutilando passi incriminabili che avrebbero certamente provocato il sequestro del bollettino da parte della polizia austriaca. L’autografo rimase neH’archivio de L’Innominata fino allo scioglimento forzoso della società, avvenuto poco più di un anno dopo e venne sequestrato dalla Polizia insieme con tutti gli altri atti sociali. V. Nel luglio del 1904 Enrico Corradini apriva nel «Regno», da lui qualche mese prima fondato, un’inchiesta sui rapporti italo-au-striaci. Il questionario rivolto alle maggiori personalità del mondo politico e intellettuale italiano, era semplice e breve: «1) Che cosa Ella pensa dei presenti rapporti fra l’Italia e l’Austria?; 2) Come, secondo Lei, la politica italiana potrebbe e dovrebbe orientarsi di fronte all’Austria in vista dei maggiori vantaggi della nazione, e con quali mezzi?». Eravamo in un momento molto interessante e molto delicato della nostra politica estera, che ancora vibravano l’eco e le polemiche suscitate dalla visita dei Sovrani in Inghilterra, dal viaggio di Guglielmo II e di Loubet in Italia, dal convegno italo-mistriaco di Abbazia e dagli incidenti di Cattaro, durante i quali era stato recato dai gendarmi austriaci sfregio alla bandiera italiana. Toccando corde molto sensibili della coscienza nazionale, la inchiesta del Corradini ebbe uno straordinario successo. Notiamo fra le risposte più importanti quelle di G. A. Cesareo, di Alessandro Chiappelli, di Giovanni Pascoli, di Pio Rajna, di Antonio Fogazzaro, di Angelo Dall’Oca Bianca, di Alfredo Panzini, di Francesco Guicciardini. Anche due scrittori irredenti, Silvio Benco e Antonio Cip-pico, figurano tra i collaboratori.