372 REMIGIO MARINI Riprenderemo dalla sala ventiseiesima per parlare delle scultrici. Eccoci davanti i busti, per diverse ragioni notevoli, della Carnevali di Milano, della Testi di Modena, della Taiani di Napoli. Più graziosa che plasticamente forte, ma di sempre buon mestiere la testa di Graziella Roberti, bolognese; e di minuta e carina gentilezza il «Busto» della milanese Carnevali. Ottimi costruzione e modellato nell’«Arciere» della Bellingeri, di Bologna, e non priva di pregi la composizione di Ida Cocchiglia da Napoli. Una delle più abili e compiute artiste della mostra è certo Silvia Giordano di Genova, la quale presenta varie opere ma eccelle nel bellissimo gruppo di fanciulli nei «Canti della patria», che tutti i visitatori hanno con evidente compiacenza ammirato. V’è la fresca vivezza dell’infanzia in una grazia di forme che si esprime tuttavia in veri e sicuri valori plastici. La Giordano ama il gioco delle luci e delPombre, crea un magnifico chiaroscuro: è naturalmente portata al pittorico più che al monumentale. Di potenza di modellato e di architettura umana, di penetrazione d’anime, di stile incisivo tali da superare tutte le colleghe qui raccolte è certamente la fiorentina Agnese di Groppello. Due busti muliebri dominano, due ritratti: quello che ben giustamente le valse il primo premio di scultura e che rappresenta una giovane di una serietà pensosa, vagamente malinconica, e quello d’una ragazza dai tratti fini ed energici, di una calma forza volontaria. La prima specialmente nella posa calma e inconsciamente maestosa, nella serena potenza del modellato a cui nè sapresti nè vorresti nulla togliere e nulla aggiungere, in quell’alto stile che non si dimostra che schietta e superiore natura, presenta le più certe e chiare prove d’un’opera assolutamente superiore, magistrale. Molti nomi che sarebbero pur degni di menzione, non abbiamo fatto premuti come siamo dalle difficoltà di contenerci nei limiti che una rivista impone. E ci duole non poter parlare nè della fotografia che ha lavori di vera bellezza, nè deH’arredamento e dell’abbigliamento che sono stati meritamente affidati all’amore per la casa e per il decoro personale che possiedono squisito, come tutte le italiane, le nostre giovani. Ma più ancora ci duole non poterci intrattenere nè sull’architettura nè sulla scenografia che vantano a questi littoriali lavori d’una serietà e di un valore estetico davvero eccellenti. Non ci attenteremo nemmeno a far nomi perchè nella tirannia d’una limitazione forzosa si corre il sicuro rischio di commetter molte ingiustizie.