BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 483 divisione delle materie con carattere scientiflco-chimico o mineralogico, il Predonzani ha preferito una visione della materia di carattere economico e, specialmente in quanto egli è un volgarizzatore e non un dispensatore di alta cultura, ha fatto molto bene. Giuliano Gaeta DARIO DE TUONI - Volfango Goethe in Padova: 26 e 27 settembre 1786 - Trieste, Stab. Tipografico Naz., 1939-XVII. Sta come buona apertura d’una serie di lavori che l’apprezzato Istituto educativo triestino R. Istituto tecnico «G. R. CARLI» pubblica a documentare l’attività scientifica dei suoi docenti questo primo «quaderno di cultura» dovuto ad un appassionato germanista nostro. Come il sottotitolo indica, esso vuol essere la puntuale illuminazione d’un paio di giorni goethiani in Italia. Si, solo due giorni settembrini il grande Germanico si fermò nella nostra gentilissima città veneta, ormai attirato dal vicino riflesso della Laguna. Due giorni di vita goethiana, due giorni di Erlebnis d’Italia dovuta ad un Grande: è sempre densa materia spirituale. E dalle poche notazioni su Padova deposte nella Reise immortale, il De Tuoni sa risalire e ritornare al complesso della personalità goethiana, proteica per eccellenza: «i concetti antitetici si fondono in lui, come il solido ed il liquido nella impercettibile linea che unisce la roccia al mare», dice il De Tuoni, che scrive sobrio, a volte un po’ secco, ma sempre preciso e con un suo contenuto calore. Dopo una analisi dei motivi dell’amor d’Italia goethiano, troviamo nel suo studio un esame dei Diari che furono alla base, del Viaggio: ancóra inquinati di impurità dialettali francofortesi o turin- gicne, essi vennero poi come edulcorati dal Goethe per la definitiva letteraria elaborazione del suo viaggio. Potremo essere un «pò delusi nel sentire come il Goethe chiami edifìcio barbarico» Sant’Antonio e non vi trovi di notevole che il cenotafio del Bembo... Egli non si reca neppure alla cappella degli Scrovegni, dove la monumentale anima di Giotto vive: ma si profonde in lodi smisurate di una Decapitazione del Piazzetta ... Com’è noto, Goethe in fatto d’arte aveva a testo unico il Palladio, e chiamava «barbarische Zeit» quella che con tale testo non quadrava. In fondo, a Padova egli più che l’arte vede con interesse la Palma famosa dell’Orto botanico, che gli rafforza la sua idea della «pianta primitiva». E vivace quadro d’una nostra libreria settecentesca è quello che il Goethe ci dà, mostrandoci letterati nostri che stan per delle ore nella bottega d’un libraio di Padova, senza comperargli i libri ma lodandoglieli o stroncandoglieli... (che non sia così in qualche libreria anche nel nostro XX secolo?). Certo, queste pagine «padovane» del Goethe ci rivelano più la vastità dei suoi interessi intellettuali che la vibrazione poetica della sua anima. Ma all’inizio delle notazioni padovane c’è una visuale della piana veneta densa di verde freschezza che è un bel tratto paesistico: ed alla fine, soprattutto, c’è un passo dove il poeta ricompare: «sto tanto volentieri nella Chiesa di Santa Giustina ... questa sera mi sedetti in un angolo ed ebbi una mia meditazione silenziosa: mi sentii in un momento solo davvero ...». Si, in fondo, di Padova, egli ha amato sul serio solo questa chiesa di Santa Giustina e quella inimitabile grazia tutta italiana del Prato della Valle che le s’apre davanti. La lode