354 GIORGIO PITACCO Perdette così molte delle più importanti sue attribuzioni, quella sulle scuole, sulle industrie, sulla vita economico-nazionale. Non servirono i ricorsi, non la mozione d’urgenza presentata dai deputati italiani al parlamento di Vienna. Le misure eccezionali inflitte dal Governo con il Decreto 23 gennaio 1906 alla città di Trieste, tipico esempio di malvolere e di odio, ebbero forza di legge. Non indarno però avevamo coraggiosamente ammonito nella Camera a noi ostile di Vienna che l’odio non poteva generare che odio e che non era possibile pretendere da noi che non ci sentissimo stranieri nello Stato che così gravemente ci maltrattava. Udine, che a Carlo Banelli aveva procurato momenti di letizia, ma anche di serie preoccupazioni, doveva divenire durante la guerra il centro della sua più ambita e più proficua attività. Nella piazzetta Valentinis egli passava con Ugo Zilli, il mai abbastanza rimpianto amico nostro indimenticabile, le sue affaccendate giornate, intento a sbrigare le pratiche riguardanti i volontari, i profughi, i combattenti, tenace raccogliendone i dati a ricordarne la gloria. E in quella piazzetta durante la ritirata di Caporetto, non potendoli salvare, trasportandoli oltre il Tagliamento, egli aveva dovuto distruggere alla vigilia dell’invasione molti documenti che si riferivano a quel tempo fortunoso ed alla sua lunga paziente fatica. Si era da prima temuto che fra i documenti distrutti si fosse trovato anche l’incartamento del processo Oberdan e dei 50 altri arrestati che nel 1890 era stato trafugato dagli archivi del Tribunale di Trieste. Invece nell’estate del 1921 Carlo Banelli, che già prima si era adoperato in mille modi per rinvenire gli atti del processo, veniva informato che a Vienna e ad Innsbruck si trovavano in mani di privati i documenti preziosi e seppe altresì a quale prezzo gli stessi potevano venir riscattati. E così si deve a lui ed alle sue instancabili ricerche, se gli atti vennero ricuperati. I documenti completati con minuziose indagini nei vari archivi servirono a Francesco Salata a pubblicare intorno a Guglielmo Oberdan il volume magnifico, nel quale il martire nostro, transumanato alla luce della verità, ebbe l’apoteosi della storia. Di Guglielmo Oberdan, che era stato suo compagno di gi°' vinezza e di fede, Carlo Banelli riuscì a ritrovare e ricuperare anche il cadavere traendolo dall’ignoto tumulo, dove nequizia di tempi e di uomini credeva averlo abbandonato all’oblio.