240 GIOVANNI QUARANTOTTI Ad ogni buon conto, il Presidente provinciale della Carniola aveva messo le mani avanti; ed ora poteva dormire tranquillo i suoi sonni. Il 7 settembre ebbe dunque inizio il pubblico dibattimento penale contro il Bennati e il Quarantotto. (14) Presiedeva la Corte giudicante il presidente del Tribunale provinciale di Lubiana Gertscher; funzionavano da giudici il consigliere di tribunale provinciale Kocevar e il segretario di tribunale provinciale Bozic, da segretario l’auditore barone Pio Lazzarini, da procuratore di Stato il barone Gleispach di Graz. Era presente anche un interprete giudiziario della lingua italiana nella persona dell’i. r. commissario distrettuale cav. de Alpi. I difensori degli accusati li conosciamo già: essi erano gli avvocati Zarnik e Moschè; patrocinatore il primo del Bennati, il secondo del Quarantotto. Il Collegio dei giurati era composto di dodici persone, sei delle quali di nazionalità tedesca e sei di nazionalità slovena. Aperto il dibattimento, si venne ben presto alla lettura dell’atto di accusa, che noi riproduciamo qui nel riassunto datone dal-Ylndipendente di Trieste, il quale lo tolse, volgendolo in italiano, dal resoconto del processo pubblicato dalla Triester Zeitung, l’au-strofilo portavoce della colonia tedesca di Trieste: Nella notte dall’i al 2 giugno del corr. anno, evidentemente in relazione alla festa italiana dello Statuto, che cadeva il giorno 2, tanto in Capodistria che in altre città del-l’Istria furono affìssi alle cantonate cartelli stampati, di contenuto incriminabile. Il giorno 2 giugno furono pure trovati per le vie di Capodistria seminati in gran copia piccoli pezzi di canne di grano turco. Presi in esame, risultò che in questi pezzi di canne erano celate poesie rivoluzionarie. L’accusa riconosce nel fatto il reato d’alto tradimento a sensi dei paragrafi relativi del Codice (distacco dell’lstria dal nesso politico dell’impero d’Austria). Il teste principale a carico di Bennati e Quarantotto è il gendarme Angelo Decolle, il quale era stato incaricato dal Commissariato distrettuale di vigilare sulla eventuale diffusione di proclami. Egli s’era appostato nella notte dall'i al 2 giugno di quest’anno, verso la mezzanotte, dietro un muro del Belvedere e scorse come due individui si avanzarono dalla Piazza del Duomo per la via Ferdinandea e si sedettero su d’una panca al Belvedere. Il gendarme Decolle udì l’uno dei due dire-.„Dove li appendiamo?" e come Val-