442 REMIGIO MARINI nudo di nordica floreale levigatezza non spiace, ma del quale più interessa il singolare «Altarolo»: un solitario popolaresco tabernacolo che fa timida bellissima macchia col suo azzurro cielo tra le muraglie scrostate e affumicate d’una vecchia via fuori mano: v’è segnato ogni mattone, ogni calcinaccio, ogni bitorzolo e peluzzo d’erba; ma v’è amor vero della minuzia che salva da tante materiali minuzie. Franco Orlando ch’è un diligente e piacente minore, presenta un’indovinata composizione africana la cui saporosa novità è data dall’azzurro-cremisi sonoro d’un drappo. E squillante succoso colore hanno i novecentisti «Peperoni» di M. Springer. Buoni i paesisti triestini fra cui migliore benché meno incisivo d’una volta Brumatti. Ma di sensibilità più nostra e viva i fiumani, e più vibrante e tagliente fra loro de Gauss: bianchi abbacinanti di mura e di moli battuti dal sole, e consistenza di verdi smeraldo, e squisitezza di bruni e grigi negli orizzonti lontani. Nè ci dimenticheremo di Bergagna: pittore di onesto e solido mestiere. Vivaci tonalità di colore sono tanto nel paesaggio dall’aperto gioco atmosferico, quanto nel sapiente calcolo spaziale dell’«Interno». E quei fiori falsi sotto la campana di vetro sono uno studio finissimo di riflessi, di sfumature, di grigi. La magnifica statua che dal fondo dell’ultima sala sembra un po’ dominare, attraverso la prospettica sfilata, tutte le altre, è lo «Specchio d’acqua» di Marcello Mascherini. La grazia penetra questo corpo superbo: una grazia inconscia, quasi schiva in cui l’artista non ha voluto forzare d’una linea l’espressione naturalmente dolce e gentile. Pochi in Italia hanno la schiettezza felice del movimento mascheriniano. I suoi bronzetti di antica e insieme moderna ispirazione ne sono la prova più convincente (ce n’è uno qui d’una grazia aerea e volante: «Vittoria»). Guardate ora come flette il busto questa giovane donna, come porta la sinistra al capo, come scosta e sospende in aria il braccio destro e sporge e inchina il viso a specchiarsi nella fonte invisibile. Questa statua ha la freschezza della natura e la perfezione dell’arte: presenta un altissimo stile e ci fa dimenticare lo stile: e il suo gesto spontaneo e chiaro sembra lì fissato per l’eterno. E’ la cosa più perfetta del nostro giovane maestro. Eccoci con questo nudo superbo a quel naturale quasi spontaneo classicismo dominante l’arte nostra odierna di cui s’è parlato