LA FONTANA DEL MAZZOLENI DI PIAZZA UNITÀ La fontana del bergamasco Domenico Mazzoleni, che dal 1751 ornava la nostra piazza maggiore, fu demolita tra il 26 agosto e il 2 settembre 1938-XVI. Essa formava fino allora, a chi guardava dal capo di piazza, con la pregevolissima e snella colonna di Carlo VI del 1728, la cui statua fu scolpita nel 1754 dal veneziano Lorenzo Fanoli e con l’austera sobrietà della casa Plenario-Pitteri, eretta da Ulderico Moro nel 1780, un delizioso, armonico e raccolto angolo settecentesco. Con esse costituiva inoltre l’unico ricordo dell’antica Piazza S. Pietro, centro e sacrario secolare di Trieste, il più caratteristico anzi, poiché in sua virtù anche la più vuota ed imbellettata ( delle nostre magnifiche «mule» individuava questa piazza, se per caso iisuoi occhi cadevano sulla nota incisione di Pietro Nobile, o su qualche , altra delle molte stampe, che ci tramandano la sua scomparsa, fisionomia. La fontana, nella sua posizione subordinata, leggermente fuori asse, era un episodio gentile, che toglieva alla piazza il suo aspetto di aulica regolarità rappresentativa e, per dire col compianto Carlo de Marchesetti, «avvivava la fredda vastità», che ¡ora ha acquistato (1). Piero Lucano scriveva nel 1925, che essa non aveva la pretesa di essere oggetto di ammirazione, ma il compito «di rompere senza infamia l’esasperante monotonia della piazza» (2) e Cesare Sofianopulo ammoniva allora: «Le piazze non si fabbricano con lo squaretto, ma nascono nel tempo, quasi per istintiva creazione propria, così che ottengono per sé un carattere natio, una bellezza naturale, un’armonia imprevista, che invano si ricercano con lo studio d’ingegneri senza ingegno. Il bello non consiste soltanto nel compassato; anzi questo, per noi artisti, si chiama brutto. Ebbene non è necessario ridurre la nostra piazza — azziniando e radendo quel poco che le dà un po’ d’anima e d’espressione — ad una cruda bellezza di puppa da barbiere» (3).