L’intervento italiano in Albania prima e durante il conflitto mondiale 209 Petitti montra décision et commandement. Je pûs d’ailleurs plus tard l’apprécier encore plus. D’une amabilité réelle, il savait modeler sur les nécessités du moment les ordres qu’il donnait, joindre à ses devoirs une véritable camaraderie militaire, allier à ses sentiments francophiles les nécessités que imposaint les directives séparatistes du commandement supérieur italien, et les prérogatives qui pouvaient être dues au représentant de la nation et de l’Armée italienne». Questo accenno alle «direttive separatiste» del Generale Cadorna ci porterebbero a considerazioni intorno alla condotta politica della guerra e alle diversità di opinioni che esistettero in effetto tra il Capo di Stato Maggiore e il Ministro agli Esteri italiano circa la spedizione in Albania e quella nella Macedonia, ma queste considerazioni si allontanano alquanto dall’argomento propostoci. LA LINEA DELLA VOJUSSA RINFORZATA Frattanto cessate le preoccupazioni sul fronte principale, il Comando Supremo alla fine di agosto del 1916 ordinò alle truppe nostre in Albania una certa attività, che continuò anche nel dicembre, quando il gen. Ferrerò assunse il comando del Corpo di occupazione, sostituendo il gen. Piacentini perito durante il naufragio della «Regina Margherita» nell’urto contro una mina al largo di Valona. J La linea difensiva della Vojussa fu rinforzata, e nel febbraio 1917 un’offensiva delle truppe franco-macedoni consentì il collegamento a Ersek fra i due fronti alleati. Alla metà di giugno le truppe italiane occuparono tutto l’Epiro fino a Prevesa e al Pindo. Queste operazioni erano state possibili in seguito al fatto che, nel maggio si era ricostituito il XVI Corpo d’Armata, dotato di grandi rifornimenti. Naturalmente le popolazioni albanesi salutarono l’avanzata italiana, che assicurava l’indipendenza del loro paese di fronte alle ambizioni greche. Ma i greci intrigarono a Salonicco e il generale Sarrail si mostrava a noi ostile nelle quistioni di competenza, ne le cose mutarono quand’egli fu sostituito dal gen. Guillaumat. Il gen. Cadorna considerò un ulteriore invio di nostre truppe a Salonicco quale una sterile diversione, in vista di una nuova offensiva sul nostro fronte da parte austriaca, dopo il successo austrotedesco in Romania, che era stata invasa dalle Armate del maresciallo von Mackensen e del generale Falkenhayn. Va rilevata la preparazione di atti offensivi che, approvati dal Comando Supremo, si proponevano di scacciare gli austriaci dalla