FATTI, PERSONE ED IDEE I quarantamila caduti còrsi Se — così come negli uomini agisce il subcosciente — anche gli avvenimenti potessero esprimere un loro senso occulto o recondito, la veloce crociera del cittadino Daladier nei porti del Mediterraneo potrebbe forse assumere il carattere di una visita di congedo. E’ sulla sua breve sosta in Corsica che conviene fermare per un attimo l’attenzione de «La Porta Orientale», perchè evento che si collega, per analogia, a tanti episodi della nostra storia non lontana, quando principi e granduchi degli Absburgo giravano per le terre soggette al loro dominio ad affermare, con la loro presenza, un diritto di possesso che doveva poi svanire nel fuoco della grande guerra. Ad Ajaccio e a Bastia vi furono manifestazioni di lealismo francese. II sindaco di Ajaccio e il presidente degli ex-combattenti córsi — dai francesissimi cognomi di Fabiani e di Albertini — espressero a Daladier, in nome dei quarantamila córsi caduti nella grande guerra all’ombra della bandiera francese, il voto dei còrsi di vivere e di morire da francesi. Sappiamo, per antica esperienza, come si organizzano certe manifestazioni popolari. Sappiamo, pure per antica esperienza, come dentro una collettività nazionale soggetta allo straniero possano allignare e talvolta abbondare i traditori, i rinnegati, coloro che all’immediato interesse materiale pospongono l’amore alla propria razza e la fede nei destini della vera loro patria. E sappiamo pure quale valore debba darsi a certi voti e a certi giuramenti. Vi sono delle persone che in tempi non proprio lontanissimi hanno giurato di vivere e di morire da buoni austriaci, e in- vece vivono oggi da ottimi italiani; e domani, se necessario, sapranno morire da italiani fedelissimi. Sappiamo queste cose e non ci commoviamo per i voti di Ajaccio e di Bastia. Ma quella che vogliamo rivoltare contro la Francia è la petizione fatta in nome dei quarantamila córsi caduti per la Francia nella guerra europea. E’ questa una cambiale di più che dovrà essere scontata nel giorno immancabile della resa dei conti. Perchè è ora di finirla con questa storia degli Italiani che combattono e muoiono per una patria d’altri. Ossa d’italiani caduti per l’imperatore di Francia o per l’imperatore d’Austria sono disseminate in ogni zolla d’Europa. A questa legge disumana la Venezia Giulia e il Trentino hanno pagato uri tributo rilevante, sono poco più di vent’anni. Ora basta. Il ciclo degli Italiani irreggimentati in eserciti d’altri paesi, con l’avvento del Fascismo, è chiuso per sempre. E’ bene ricordarlo soprattutto ai Francesi che così spesso amano sciacquarsi la bocca con il «souvenir» di Solferino. Nel giro di poco più di un secolo sono centinaia di migliaia gli Italiani morti per la Francia. La gloria napoleonica è cinta di lauro fecondato col sangue di nostra gente. Dalle stéppe russe a Bligny, dalle sierre spagnole a Digio-ne, la nostra partita di credito verso la Francia è apertissima. E — giac-cnè ce lo ricordano — nel conto di sangue possiamo aggiungere i quarantamila córsi morti sui campi di Francia nell’ultima guerra. Così — traducendolo in buono italiano — noi interpretiamo il voto di Ajaccio e di Bastia. E aggiungiamo, per di più, che se tale voto dovesse essere tradotto in buon tedesco — cioè se su codesti