238 GIOVANNI QUARANTOTTI der si potrebbero, nella loro qualità di sudditi italiani, rendere innocui mediante il bando. Quanto agli studenti Quarantaotto (sic) e Benati (sic), il materiale di prova che si possiede è senz’altro difficilmente bastevole; ed essi stessi sono individui di scarsa importanza e impressionabili, a cui il carcere inquisizionale finora sofferto dovrebbe servire di lezione. Soggiungo da ultimo l’osservazione che la faccenda in questione fu, il 23 coir., oggetto di una discussione in seno alla Conferenza dei Ministri. Vienna, 30 agosto 1878. GLASER. Così il Ministro della Giustizia, ed è, in verità, da ammirare quanto potessero in lui la sua calma, il suo amore della verità e il suo rispetto della legge nel rispondere al Presidente del Consiglio, che pure era il suo superiore gerarchico e l’arbitro supremo della condotta politica governativa. Ma non per nulla il Glaser godeva fama di esemplare giureconsulto e d’uomo di saldo e integro carattere. Notevole particolarmente, nella di lui nota, dopo l’esplicita ammissione della profondità del movimento irredentista triestinoistriano e il reciso rifiuto d’ingerirsi come che fosse nell’operato degli organi giudiziari da lui dipendenti, l’ultimo periodo, dal quale si apprende che dei due processi che stavano per tenersi a Lubiana s’era persino occupato il Consiglio dei ministri. Essi erano dunque assurti, un po’ per volta, all’importanza di un vero proprio affare di Stato! Contrariamente però a quanto il Glaser sembrava pensare, il più importante dei due processi appariva senza dubbio, per intuitive ragioni, quello per cui dovevano comparir in Corte d’assise non già i tre camerieri sudditi regnicoli, bensì i due studenti universitari sudditi austriaci. Ma forse egli s’industriava di scemare importanza al reato dei due giovani istriani e alla loro stessa personalità soprattutto in previsione della scarsa probabilità di una loro condanna. Restava che il principe Auersperg informasse anche il Presidente provinciale della Carniola della risposta datagli dal Ministro della Giustizia. E’ quanto egli fece il 4 settembre, con una nota in cui, premesso che il Ministro della Giustizia aveva dichiarato di non essere in grado d’intervenire come che fosse nell’ulteriore svolgimento dei processi penali contro Meneghini Pietro e Consorti e contro gli studenti Quarantotto e Bennati, ripeteva alla lettera le