350 GIORGIO PITACCO de sperdersi tante pagine di una vita tutta soffusa di romantica fede, che fu la fede del nostro risorgimento, non deve scordare nè i tempi, nè le imprese, nè gli uomini di un passato che sembrerà favoloso per la intensità del sentimento che seppe alimentare, e per la elevatezza spirituale che impose. Non era facile difendere l’italianità di queste nostre terre, già minate da altre genti importate da artificiose cupide brame di conquista. Pochi e soli ne erano i difensori, troppo esigui i loro mezzi sia per affrontare la prepotenza di una così stretta coalizione di governi e di popoli avversi, sia per arginare contro gli urti delle penetrazioni nemiche i già fragili confini della Patria. Il compito che la natura e la storia ci aveva affidato, per quanto nobile e sacro, diveniva perciò di giorno in giorno più ardito ed immane. Per quanto la forza suggestiva delle maggiori nostre città, prima fra tutte Trieste assurta a centro politico nazionale di tutta la Regione esercitassero con la voce delle scuole, con l’usbergo dei Comuni, con l’ardore di una indomita fede, con la magìa del loro italico cielo e del mare, con la gioiosa ospitalità, una adescante attrattiva su molti degli immigrati, che facilmente si assimilavano a noi e ci sostenevano nei nostri diritti, non sarebbe riuscito tuttavia alla nostra italianità di affermarsi, di resistere, di vincere, se non ci fossero stati il valore e gli accorgimenti sottili di chi guidava, la devozione intera e profonda di chi eseguiva, la disciplina cosciente dell’idea che si maturava e propagava mercè molte geniali istituzioni, sollevando intorno una tale fiamma di entusiasmi e un lievito di sacrifizio, da rischiarare del loro miraggio tutto l’ultimo mezzo secolo della nostra vita nazionale. Fra questi sodalizi i più fattivi nell’ultimo cinquantennio erano: La Pro Patria con la sua erede meravigliosa la Lega Nazionale, la Società Ginnastica Triestina, l’Associazione Patria, la Società Operaia, la Giovane Trieste, i vari Comitati d’azione. Accanto alla vigile e battagliera penetrazione della stampa essi assecondavano e preparavano l’opera coraggiosa e sapiente dei Municipi e delle Diete provinciali. I nomi, i programmi, gli intenti delle varie istituzioni educative, civili, politiche, culturali, artistiche, sportive, erano diverse, ma una era la meta comune: salvare e conservare a qualunque costo l’integrità della lingua e della civiltà indigena di queste terre, per affrettarne, legittimandole, le rivendicazioni politiche. Sarebbe prezzo dell’opera frugare negli archivi di ognuno di codesti enti e trarne alla luce gli annali i documenti e i tanti cimeli,