La Piccolominea di Trieste e gli studi letterari e storici sul ’400 379 Piccolomini, preoccupato soprattutto del pericolo che la chiesa avesse a spezzarsi in tante chiese nazionali, vide la sua salvezza in una forte unità intorno alla santa sede. L’avere indotto i prìncipi tedeschi a riconoscere l’autorità di Roma costituisce un titolo di benemerenza anche verso l’Italia per chi consideri che la chiesa cattolica rappresenta la continuazione spirituale dell’impero romano e che l’azione ch’essa esercita nel mondo, per quanto di carattere universale, ha pur sempre il suo centro, le sue tradizioni, i suoi esponenti in Italia, tanto che lo scrittore irlandese James Joyce stima la chiesa cattolica come la più potente organizzazione creata dal genio italiano. Del resto la stessa Francia laica e anticlericale considera d’importanza politica non trascurabile persino le semplici congregazioni regolari, percui, mentre all’interno adottò la più rigida separazione tra lo stato e la chiesa, all’estero il governo della repubblica sostiene premurosamente le comunità religiose francesi. Appare tuttavia forse troppo ardito il giudizio di G. P. Picotti, secondo il quale le linee generali della politica di Pio II furono ispirate a schietta italianità perchè in opposizione all’egemonia francese in Italia. Non conviene dimenticare che Piccolomini, prima di salire sul trono pontifìcio, fu per parecchi anni ministro dell’imperatore Federico III d’Asburgo, de’ cui interessi è stato un fedele e strenuo patrocinatore, anche a danno di popolazioni e terre italiane, delle quali egli tentò di assoggettargli la Lombardia. Fu inoltre proprio lui ad assicurare alla casa d’Asburgo nel quattrocento il consolidamento del possesso politico delle porte orientali e di quelle settentrionali d’Italia e quindi il suo sciagurato predominio nel nostro paese per altri quattro secoli; si deve a lui se Federico III ottenne il privilegio di nominare i vescovi nelle diocesi dei territori italiani soggetti all’impero e appartenenti alla circoscrizione ecclesiastica del patriarcato aquileiese, quali Trieste e Pèdena nellTtalia orientale, e Trento é Bressanone nellTtalia settentrionale; e inoltre in quelle transalpine di Coira nei Grigioni e di Gurk in Carintia. Da allora in poi, fino alla loro caduta, gli Asburgo imposero quali vescovi a Trieste uomini asserviti alla dinastfa e sovente addirittura dei propri funzionari. Con la coscienza politica nostra credente nel principio d’indipendenza nazionale come in un canone di fede religiosa, noi non possiamo rammentare senza rincrescimento che il Piccolomini, pa-