CARLO BANELLI, RIEVOCAZIONE 355 In una lettera diretta da Piero Vendrame a Giacomo Venezian a Bologna, nella quale erano contenuti brevi, ma esaurienti cenni su Guglielmo Oberdan dettati da Trieste nel gennaio 1883 era detto: «il povero Guglielmo era sepolto nel cimitero militare vicino a un soldato suicidatosi per amore; la morte appaia le vittime delPamore». Difatti le indagini appassionate di Carlo Banelli e le ricerche insistenti si erano accanite proprio in quel Cimitero, dove dopo molte esumazioni, il 5 dicembre 1922 si potè concludere in seguito a parere dei periti medici che le spoglie ossee colà rinvenute, che erano raccolte in una cassetta di legno, con il capo spiccato dal busto, appartenevano al martire triestino. Furono solennemente inumate nel Cimitero Comunale accanto a quelle dei volontari, discepoli di Oberdan nella idea e di lui non meno animosi, non meno ardenti d’italianità. Ed il loro sangue così generosamente versato contribuì a fecondare i nuovi destini dell’Italia Fascista. Come prima accennato nei sodalizi nostri maggiori l’opera di Carlo Banelli fu disseminata e prodigata a larghe mani per lungo spazio di tempo. Nella Lega Nazionale, la Società che ricca di oltre 40000 tesserati dalle Alpi trentine alle Giulie, dalle pianure del Friuli alle spiagge e alle isole dell’antico Adriatico svolgeva una portentosa strategia scolastica, difendendo fino alla esaltazione la integrità nazionale, Carlo Banelli si era fatto iniziatore di collette, era presidente sollecito della Commissione per gli asili d’infanzia di Servóla creati con il munifico lascito di Ermanno Gentili, e Biccardo Pitteri ne ricorda la proficua solerzia, era il naturale organizzatore della grande veglia annuale che assieme con l’ingente obolo raccoglieva tanta messe di popolare consenso, era promotore di tutte le feste, con le quali la Lega allettava la generosità mai stanca a donare per gli inesauribili bisogni di centinaia delle sue scuole ed asili. Dovunque la carità, specie se congiunta con le affermazioni patrie, faceva appello allo spirito di liberalità civile, Carlo Banelli, cosi volonteroso al beneficio, vi era sempre presente. Nella sventura suprema che colpì la Calabria e la Sicilia con d terremoto di Messina, per la quale il cuore italiano di Trieste ebbe slanci prodigiosi, raccogliendo in pochi giorni oltre 100.000.— corone oro e un carico di tre piroscafi di viveri e di vestiario, pro-'ando Trieste in cotal modo munificente il profondo legame di amore alla Nazione, a Carlo Banelli venne affidato di capitanare |a spedizione, che si recava sul luogo della catastrofe, a distribuire 1 primi soccorsi, a lenire i tremendi dolori, a cooperare alla grande ammirevole opera di fratellanza e di umanità.