GABRIELE D’ANNUNZIO E GLI IRREDENTI 313 giunge sotto un sole primaverile. Anche qui si rinnovano le entusiastiche accoglienze al pellegrino d’Italia, come egli si firma nell’albo di Casa Polesini. Alla Società del Casino, d’Annunzio risponde al saluto del podestà Callegari con un’improvvisazione di così alto concetto e così smagliante nella forma, che rapisce l’uditorio plaudente. Il poeta riassume le visioni impresse nella sua anima dalla fugace scorsa lungo le marine istriane, saluta in Parenzo «l’aureo fiore dell’Istria» e si raccomanda alla fraterna memoria degli istriani. La partenza avviene fra deliranti manifestazioni popolari, che si ripetono all’arrivo e durante la breve sosta a Rovigno. Ripreso il mare, il poeta, dopo il pranzo servito a bordo, coglie lo spunto da brevi parole di ringraziamento pronunciate da Teodoro Mayer, per riaffermare, con inesauribile vena, la sua fede nell’avvenire italiano dell’Istria. A sera tarda la comitiva arriva a Pola, attesa al molo dal podestà Rizzi, da tutti i consiglieri comunali e dalle maggiori personalità cittadine. Così si chiude la prima giornata. La mattinata seguente è dedicata alla visita dei monumenti «la cui romana magnificenza fu oggetto di intensa ammirata contemplazione da parte del Poeta». Purtroppo anche del lungo discorso pronunciato al banchetto nelia villa Rizzi a Sissano, ci manca il testo integrale, che costituirebbe, specie per l’accenno a Pola ingombra un nuovo prezioso documento dell’irredentismo dannunziano: i giornalisti presenti non osarono forse raccogliere le ardenti parole della sua improvvisazione, che, del resto, molto diffìcilmente essi avrebbero potuto pubblicare senza incappare nel sequestro. A Pola la gita si sarebbe potuta considerare finita. Ci fu anche chi propose di evitare l’alea di una diversione per l’Istria interna, dove, per la speciale difficoltà deila situazione politica, le accoglienze potevano essere meno calorose. Ma fu deciso diversa-niente ed i fatti diedero ragione agli ottimisti. Le accoglienze di Pisino furono indimenticabili: tali da superare, per il profondo significato nazionale che rivestivano, l’entusiasmo delle altre città istriane. Pisino, punto nevralgico, per la sua stessa posizione geografica, dell’italianità giuliana, stava in quegli anni battendosi con serena fermezza a difesa della sua antica civiltà. Le istituzioni di coltura, mantenute con gravi sacrifici, ed in primo luogo il ginnasio italiano, istituito dalla Provincia in contrapposizione al ginnasio croato istituito dal governo, costituivano le prime e più sicure trincee della sua difesa nazionale. Appunto per ciò dal nuovo edificio del ginnasio italiano Gabriele d’Annunzio iniziò la sua visita a Pisino. Memorabile giornata, che ancor oggi chi l’ha vissuta ricorda con nostalgia. Narra il cronista del «Piccolo»: