BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 85 Fra i premiati dell’Accademia d’Italia in occasione del Natale di Roma di quest’anno, figura anche lo scrittore padovano Luigi Gaudenzio, noto autore di parecchi pregevoli studi di carattere storico artistico e di alcuni romanzi che, per quanto brevi di stesura, si sono resi degni di segnalazione e di encomio da parte di critici eminenti. Ricorderò per tutti l’accademico Lucio D’Ambra che ha fatto l’opera letteraria del Gaudenzio argomento d’una interessante conversazione radiofonica. A poca distanza l’uno dall’altro nel 1937 sono stati lanciati dal Treves due romanzi del Gaudenzio Pensione Universitaria e Ragazzi in gondola. Il primo, entro un intreccio fra il patriottico e sentimentale, rievoca uno degli episodi più memorabili, in cui è rifulso l’indomito e coraggioso patriottismo della popolazione e dei goliardi padovani nelle gravide e fortunose vicende del quarantotto e nella lotta contro il dominio straniero degli Absburgo; il secondo invece ci intrattiene sugli anni dello immediato antiguerra ed intorno ai casi vivaci, spensierati ma non sempre scevri d’affanni dei giovani frequentanti l’Accademia di Relle Arti a Venezia, che nel travaglio affrontato per acquistare anzitutto un diploma e poscia un giorno un nome rispettato nel campo artistico si sono creati un complesso di abitudini tutte proprie, un loro modo di pensare, di vivere e di agire in una parola un modo di fare che li differenzia da ogni altro genere di convivenza umana. Un libro di sconcertante umanità, sincero mordace e commovente è definito in sintesi nella fascietta che ne avvolge gli esemplari, il breve ma interessànte romanzo del Gaudenzio. E forse in queste parole è detto ciò che di meglio si potesse dire intorno al contenuto di esso. Quello che per conto mio di particolarmente notevole ritrovo: è il quadro della vita gaia, chiassosa, stentata e consentita, fra un’alternativa di privazioni e di simpatici espedienti, ma traboccante di speranze d’una parte della nuova generazione alla vigilia della grande guerra a Venezia. La guerra or ora accennata più o meno attesa, deciderà le sorti dei più di quei giovani in un senso opposto a quello da essi medesimi desiderato e preparato: qualche esistenza sarà anche inesorabilmente spezzata dal vortice della mischia od in conseguenza alle fatiche della guerra, come quella di Ugo Castiglioni, che accortosi un di di poter liberamente allontanarsi dal campo di concentramento, dove s’era trovato per alcuni anni prigioniero di guerra, si muove senza tener conto degli inauditi ostacoli lungo il cammino verso l’Italia e giunge finalmente dopo una penosa odissea a Trieste per essere raccolto dai suoi compagni d’armi già entrativi, febbricitante e vaneggian-te„ e per finire, ad un passo della meta sospirata su un lettuccio di campo nella corsia d’un’ospedale la sua giornata troppo breve. Così nelle pagine del suo romanzo il Gaudenzio ci offre un quadro veritiero e palpitante del trambusto determinatosi, come per una spinta centrifuga, nell’interno dello Stato absburgico nel momento più critico e decisivo del processo dissolutivo che ne preparava lo sfacelo affrettato senza più scampo, in virtù delle nostre armi a Vittorio Veneto. Ed anche ciò solo, a prescindere dai molti pregi rinchiusivi, il libro va additato alla particolare attenzione dei nostri lettori. Vincenzo Marussi