388 FATTI, PERSONE, IDEE ciata già con mano maestra dal Gian-nichesi sulla buona via: dal 1852 il magnifico Palazzo Carciotti ospitò l’ufficio centrale, dal 1858 funzionò la agenzia generale di Milano, primo palazzo di sua proprietà. Difficile era coordinar in narrazione organica la storia di un Istituto cosi intrecciato alla storia d’un secolo movimentatissimo, cosi esteso con gangli vitali prima in Italia poi nel mondo intero. Lucidamente in quattro periodi vede il Sanzin l’incremento dell’Adriatica. Nel primo Giannichesi fa superare alla sua creatura i fortunali del 1848/49 e le vicende della prima crescita: quand’egli muore, l’Adriatica, che ha assorbito l'Adriatico Ranco, è già «lanciata». Nei successivi due periodi (dal 1863 al 1913) la Compagnia è già attivissima nel Levante e su tutto il Continente europeo: nel quarto, dopo la gran prova della Guerra (puntualmente pagò molti milioni l’Adriatica per l’incendio di Salonicco in agosto 1917) viene lo straordinario impulso che nel clima Fascista ha ringiovanito la gloriosissima Compagnia. Basta uno sguardo alle belle fotografie di alcuni palazzi costruiti dalla Società in era fascista (ricordiamo soprattutto quelli di Trieste, Littoria e Bari) per intendere le gigantesche proporzioni di questo organismo economico (che nell'ultimo venticinquennio ha pagato agli assicurati ben 6 miliardi e 701 milioni!). La terza parte del ma- gnifico volume commemorativo è tutta dedicata allo sviluppo della Compagnia all’estero, dai Paesi europei all’india, all’ Estremo Oriente, al Brasile. Anche all’estero ben 57 palazzi dicono la potenza della Compagnia: uniti ai 50 palazzi italiani, essi formano un valore di quasi mezzo miliardo di lire. E l’espansione della RAS è espansione di italianità: italiana volle essere la Compagnia durante la Guerra mondiale: ed il decreto del 1916 escludente dall’attività nel Regno di Italia gli istituti finanziari con sede-madre in territori nemici fu cassato nei suoi riguardi. Il suo impiegato Seismit-Doda raguseo fu tra i triestini che nella celebre delegazione portarono a Venezia l’annunzio della scoppiata rivoluzione di Vienna del 1848, fu combattente per Roma, fu esule per l’Italia, ed infine Ministro con Crispi. Molti altri della Adriatica morirono sul campo, furono deportati, per diffusione di poesie patriottiche e messaggi danunziani, in campi di concentramento, nella Grande Guerra. La storia della Compagnia ripete insomma il pulsare del grande cuore italiano di Trieste: e la Riunione è oggi strumento della potenza espansiva fascista nel mondo. Per questo il bel volume azzurro del suo Centenario interessa, oltreché i Triestini, vivamente anche tutti gli Italiani. Giorgio Imperatori