LA PICCOLOMINEA DI TRIESTE E GLI STUDI LETTERARI E STORICI SUL QUATTROCENTO Secondo quanto asserisce Pietro Kandler nella monografia pubblicata nel 1862 inaugurandosi sulla facciata della cattedrale di San Giusto i busti in bronzo di Enea Silvio Piccolomini, di Andrea Rapìcio e di Rinaldo Scarlichio, l’idea di promuovere la Piccolomi-nea, ch’è una collezione di libri e manoscritti del papa umanista, vescovo di Trieste, e di opere e cose che lo riguardano, fu suggerita alla mente di Domenico Rossetti dalla lapide marmorea dedicata a Pio II all’ingresso della basilica. *) Probabilmente il Kandler, ch’era stato collaboratore di Domenico Rossetti nel suo studio d’avvocato e da lui era stato avviato alle ricerche storiche, avrà appreso dalla bocca stessa del maestro questo particolare, che dimostra come una semplice iscrizione scolpita nella pietra possa produrre inattesi, proficui effetti persino a secoli di distanza, quando essa susciti un forte sentimento nell’animo di un uomo innamorato degli studi e acceso di carità patria. Quella lapide dalle linee eleganti e signorili reca in rilievo lo stemma di Pio II, ch’era una croce verde con cinque mezze lune in campo bianco, sormontato dal triregno decorato con le chiavi di Pietro, e, sotto, un’epigrafe dallo stile classico, fiorito d’immagini mitologiche, ch’esalta la nobilità della nascita, l’elevatezza degli studi, la gloria letteraria, la sommità nella gerarchia ecclesiastica, il vescovato a Trieste e la generosità da lui dimostrata verso la città, con queste parole: La divina stirpe dei Piccolomini ti generò, l’inclita Minerva ti istruì, Apollo cinse le tue tempie di verde alloro, tu sei Pio dittatore del patrio Olimpo, già vescovo di Trieste, cui *) Vedi anche: (S.) Rinaldo Scarlichio vescovo di Trieste nel Piccolo della Sera di Trieste del 25 aprile 1939-XVII; e (A, S.) il Ministero del vescovo Rapido nel Piccolo di Trieste dell’8 giugno 1939-XVII.